«I manifestanti non rappresentano la città»

Il sindaco di Opera prende la distanze dalla protesta: «Dato seguito agli impegni». Moioli: «Ora i nomadi rispettino i patti»

Si è svolta proprio in una delle tende allestite nel campo nomadi la conferenza stampa organizzata dal sindaco di Opera, Alessandro Ramazzotti. Alla conferenza hanno partecipato anche l’assessore comunale alle Politiche sociali Mariolina Moioli, l’assessore provinciale Francesca Corso e uno dei responsabili della «Casa della Carità», don Massimo Mapelli. A fare gli «onori di casa», il primo cittadino di Opera: «Il nostro paese non è quello là fuori. I cittadini che protestano non sono l’immagine di Opera, non è rappresentata solo da queste persone. La protesta è legittima - ha proseguito Ramazzotti - e ne comprendiamo le ragioni, perché è un loro diritto, ma nei giusti termini. Non c’erano solo operesi là fuori, ma gente arrivata da altri paesi vicini. Noi abbiamo dato corso ad un impegno preso per far passare l’inverno a quaranta famiglie. Si tratta di un piano complesso di sicurezza, socialità e legalità, un impegno grande. Noi abbiamo dato la nostra disponibilità al Comune di Milano e lo porteremo a termine. La cittadinanza di Opera si renderà conto che i nomadi non sono tutti uguali, perciò ringrazio tutti quelli che hanno lavorato per allestire questo campo». In seguito è intervenuta anche l’assessore Moioli: «Abbiamo dato corso a un impegno innanzitutto umanitario, ci sono delle regole precise e saranno rispettate. C’è un patto che è stato firmato dai capifamiglia, è nostro dovere farlo rispettare. L’accoglienza era doverosa comunque, si tratterà di una soluzione temporanea e costantemente monitorata. È la prima azione concreta di un piano che dovrà riguardare i rom. Il tema concreto - ha aggiunto la Moioli - è appunto il patto di legalità firmato dai capifamiglia, che se non sarà rispettato porterà al loro automatico allontanamento. I bambini andranno tutti a scuola, il campo dovrà essere tenuto pulito e non dovranno entrarvi altre persone diverse da quelle qui presenti adesso».
Per l’assessore provinciale Francesca Corso i cittadini operesi non hanno nulla di cui preoccuparsi: «Sono certa che la popolazione di Opera attraverso l’azione delle istituzioni potrà dialogare e conoscere queste persone. Garantire accoglienza e il superare l’emergenza umanitaria è un impegno doveroso ma sono certa che il tempo necessario a trovare una soluzione a lungo termine sarà ridotto e comunque inferiore ai tre mesi». Infine spazio a don Massimo, che ha voluto ringraziare le istituzioni: «Abbiamo accompagnato qui le persone che già seguivamo nel campo di via Ripamonti, l’impegno è quello di proseguire un’esperienza di convivenza possibile».