I manifesti abusivi di Bruno

Centinaia di cartelloni «fuorilegge»: tra i più numerosi quelli dell’aspirante sindaco

Tappezzeria cittadina di politici a caccia del consenso per conquistare uno strapuntino a Palazzo Marino. Rito che non è certo una sorpresa, ma replay all’ennesima potenza di ogni consultazione elettorale. Vizietto «sintomo di una diffusa inciviltà che conduce partiti, candidati e loro galoppini a violare sistematicamente la legge sulla propaganda elettorale» secondo Bruno Ferrante. Virgolettato dell’ex prefetto pubblicato su il Giornale di venerdì 27 marzo 1992.
Osservazione che riletta quattordici anni dopo non fa una grinza e appare sempre di attualità. Come il resto di quell’articolo apparso nelle pagine della cronaca di Milano, «nessun risultato ottengono i ripetuti messaggio dei prefetti che richiamano i Sindaci a una costante azione di defissione e le forze dell’ordine a una improba attività di contrasto. Individuare i colpevoli - continua Ferrante -, denunciarli all’attività giudiziaria e vederli condannare è quanto mai improbabile e onestamente difficile e illusorio». Come dire: la strada per gli habitué del manifesto selvaggio non finisce mai davanti a un giudice e, concretamente, l’azione di contrasto delle forze dell’ordine che, aggiunge Ferrante, «non si risparmiano per nulla» non produce alcun effetto.
E, dunque, che fare? Quale risposta dare a chi affigge fuori dagli spazi elettorali concessi ma soprattutto per chi non rispetta nemmeno le suddivisioni di quelli predisposti per le affissioni elettorali dal Comune? A offrire una-risposta-una viene in soccorso sempre l’aspirante candidato sindaco del centrosinistra, Ferrante, che non fa sconti alle squadre di «attacchini» incalliti che tappezzano file di pannelli, coprendo immancabilmente gli spazi degli altri candidati. Quale rimedio offre? «Quello di convincere gli elettori a non votare i candidati più irriguardosi e incivili». Sì, «non votare i candidati più irriguardosi e incivili» come ben recita anche il titolo, «Politici selvaggi? Non votateli», di quelle sessanta righe firmate dall’ex prefetto di Milano.
Condanna senz’appello che, certamente, Ferrante riapplicherebbe pure oggi, a distanza di quatttordici anni. Anche contro chi sostiene la sua candidatura ma testimonia con i manifesti selvaggi di essere un candidato «irriguardoso e incivile».
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