«I manoscritti sono degli autori»

Uno degli scrittori giapponesi più noti in Italia, Haruki Murakami, sta vincendo una singolare battaglia che potrebbe rivoluzionare i rapporti fra scrittori ed editori in tutto il mondo. Nell’era dell’elettronica l’autore di Tokyo blues ha alzato la voce per difendere chi scrive ancora a mano e sta ottenendo uno stuolo di consensi vasto quanto inatteso. Murakami ha 57 anni e cominciò la sua carriera quale traduttore. Lo scrittore, che debuttò nel ’79 vincendo il prestigioso premio Gunzo con Ascolta il canto del vento, ha scritto sulla rivista Annali letterari un articolo in cui si sollevava per la prima volta in Giappone il problema della destinazione dei manoscritti affidati agli editori. Pur avendo diversi amici fra questi ultimi, Murakami giungeva a definire «una sorta di furto» la tendenza nipponica a non restituire all’autore la stesura originale di un’opera dopo la pubblicazione.