I marittimi festeggiano il contratto Il lavoro c’è ma manca il personale

da Genova

Gli istogrammi delle cartelline con i bilanci di Confitarma - la Confederazione italiana degli armatori, praticamente la Confindustria del mare - sono impressionanti. Non c’è settore in cui non crescano, con risultati che sembrano di un altro mondo, rispetto agli standard dell’economia italiana: investimenti in crescita, utili in crescita, posti di lavoro in crescita, stipendi in crescita... E non parliamo di numerini: le proiezioni degli investimenti navali dell’armamento italiano per il 2009 parlano di nove miliardi di dollari; i numeri delle crociere volano; quelli della navigazione mercantile, pure. E, per di più, a ulteriore merito della categoria, si tratta di numeri nella stragrande maggioranza dei casi non pubblici: il 95,2 per cento della flotta è in mano a privati.
Si potrebbe continuare per pagine, ma il concetto è chiaro. Siamo di fronte a un settore in piena espansione. E i sorrisi che accompagnano sempre il presidente di Confitarma Nicola Coccia e i suoi uomini la dicono lunga. Sorrisi che fanno il paio un po’ con tutti i comparti principali del settore marittimo, riuniti nella «Federazione del mare». Ieri, al Cnel, per esempio, si parlava di Economia del mare e risorse umane. Mutamenti strutturali e nuove esigenze formative nel cluster marittimo e ora, al di là dell’uso del terribile termine «cluster» nel titolo del convegno, sono emersi settori reali, vivi, proiettati nel futuro: Confitarma, appunto; ma anche porti e portuali, cantieristica, metalmeccanici, servizi: da Assologistica ad Assoporti; dall’Ucina ad Assonave, da Federagenti al Rina, la società di certificazione guidata dall’amministratore delegato Ugo Salerno.
In tutta questa sarabanda di sorrisi, chi sorride di più in questi giorni è Stefano Messina, armatore della storica dinastia omonima e vicepresidente di Confitarma delegato alle relazioni industriali. Sorride, Stefano, perchè - in un panorama in cui il rinnovo dei contratti nazionali collettivi è un miraggio, tranne quello degli statali, ma questa è un’altra storia - lui è riuscito a portare a casa un rinnovo ottimo e abbondante. Rinnovando un contratto che ha soddisfatto tutti.
Messina, raccontando le tappe che hanno portato alla firma, descrive un percorso che non è stato rose e fiori e, anzi, come è abbastanza naturale nel panorama delle relazioni industriali, ha vissuto anche momenti di forte contrapposizione. Le cronache raccontano di una posizione dura soprattutto della Cgil, ma il vicepresidente «sindacalista» smussa gli angoli e, anzi, fa l’elogio del ruolo del sindacato, parlando di soluzioni condivise anche per aumentare la competitività del settore.
Il risultato, poi, è particolarmente significativo perchè quello dei marittimi, per definizione, è un settore che è facile delocalizzare. E che veniva delocalizzato prima ancora che si inventasse la parola «delocalizzazione»; basti pensare a tutte le bandiere di comodo, di Paesi sconosciuti o di isole remote, che si vedono in qualsiasi porto. E invece. Invece, dopo una serie di scontri, si è arrivati all’incontro con un aumento dei salari del 5,3 per cento biennale. Insomma, il sorriso ha mille motivi. Mille meno uno. Che, però, non dipende da Confitarma: c’è più disponibilità di lavoro che di personale. «E questo è un vero peccato - spiega Stefano - perchè si tratta quasi sempre di lavoro a tempo indeterminato; dove, in breve tempo, i giovani hanno salari straordinari; dove vengono valorizzate le qualità, la qualifica, la carriera. Anche nella nostra azienda, tanto per fare un esempio, molti dei nostri manager vengono proprio della carriera sulle navi».
Ci sono comandanti di 30anni e dopo cinque o sei anni dal primo imbarco, si può ambire a un posto di responsabilità. Sembra Linea d’ombra, sembra Conrad.