«I media italiani lasciano l’Albania Ma il nostro mercato è totalmente aperto»

RomaIl mercato italiano dei media? «Oggi è totalmente aperto, non ci sono più concessioni e la concorrenza in termini di contenuti grazie alla piattaforme digitali è totale». Parola di Ubaldo Livolsi, l’ideatore della quotazione di Mediaset e fondatore di Livolsi & Partners, società di advisoring che ha recentemente assistito la Edisud (editrice de La Gazzetta del Mezzogiorno del gruppo Ciancio) per la cessione al gruppo Hysenbelliu di alcuni asset editoriali in Albania del valore di circa 5 milioni.
Presidente Livolsi, le opportunità di sviluppo si colgono solo in Albania? È congestionato il settore media in Italia?
«No, assolutamente. L’Albania si sta sviluppando, mentre i problemi in Italia sono legati alla riorganizzazione e al riposizionamento di alcuni mercati come quello dei giornali».
Quindi le opportunità per gli investitori non mancano?
«Il digitale offre ampie possibilità di scelta, ma solo nell’ottica in cui si producano programmi che possano interessare a un target selezionato».
Le «start up» del satellite, però, non sembrano brillare troppo.
«La tv generalista assorbe ancora il 90% dell’audience. Ci vorrà tempo ma bisogna considerare due fenomeni: la web-tv che sta prendendo piede e il progressivo spostamento verso il digitale. Un buon esempio è Mediaset che sta offrendo sempre più contenuti a pagamento».
Mediaset possiede esperienza e tecnologia. Il suo assetto proprietario attira critiche che hanno poco a che fare con il mercato e molto con la politica. C’è spazio anche per altri player?
«Certamente. Con il digitale non si possono fare discorsi sulle barriere all’ingresso. Ognuno può fare il suo canale, per affittare la piattaforma si spende poco e i costi sono destinati a diminuire. Bisogna indovinare la giusta segmentazione: attirare il maggior numero di utenti disposti a pagare per determinare, con la pubblicità, un buon andamento dei ricavi».
Eppure i casi di Dahlia e di Telecom Italia Media non sembrano incoraggiare gli investitori.
«Da una parte si è trattato di un’offerta qualitativamente concentrata sullo sport. Dall’altra parte La7 sta facendo buoni ascolti, ma i risultati non sono ancora positivi».
Anche l’approccio multipiattaforma dei grandi gruppi come Rcs, «Espresso» e «Il Sole 24 Ore» ha mostrato luci e ombre.
«Consideriamo l’esempio della radio: non è una svolta per i ricavi perché i budget pubblicitari risentiranno ancora della crisi ma è un’opportunità di sviluppo. Come lo sarà il consolidamento delle testate locali o come lo è stata l’internazionalizzazione per Mondadori».