I media tedeschi: una catastrofe le tangenti Siemens all’Italia

«Der Spiegel» dedica cinque pagine all’inchiesta sui fondi neri creati per accaparrarsi Italtel e aziende in tutto il mondo

da Monaco di Baviera

«Cronaca d’una catastrofe». Titola così l’autorevole settimanale Der Spiegel la sua inchiesta vibrante che vede coinvolta anche l’Italia, con la procura di Bolzano impegnata, sul caos-tangenti nel quale sta sprofondando la Siemens di Monaco. Cinque pagine, corredate da foto, grafici e cifre e firmate da cinque redattori: un’inchiesta devastante perché non guarda solo in patria ma si allarga oltreconfine, fino al nostro Paese dove gli inquirenti sospettano siano confluite «dazioni ambientali» per miliardi inerenti il passaggio della Italtel, gioiello di famiglia dell’Iri di Prodi, alla Siemens. Se l’inchiesta (giudiziaria) sembra vicina a una svolta, dopo l’evacuazione di Heinrich von Pierer dai piani alti del maggiore gruppo industriale europeo, non convince del tutto il subentro del 49enne Klaus Kleinfeld, fino a ieri considerato il delfino dell’ex amministratore delegato, travolto dagli scandali, e adesso visto come un «Koenigsmoerder», un regicida infido da guardare a vista. Perché ormai la Siemens non ha bisogno soltanto d’una nuova guida, ma anche d’una nuova identità, di strutture diverse. E per quanto il mercato globalizzato del turbocapitalismo sia avvezzo a giochi e rovesci d’ogni tipo, in Germania gli aspetti oscuri d’una vicenda, che Spiegel equipara a «una tragedia di respiro shakespeariano», destano inquietudine. In 160 anni d’esistenza, d’altronde, uno degli ultimi miti germanici non aveva mai vacillato così pericolosamente e in così breve tempo: in una settimana soltanto, il Golem tecnologico ha perso la sua doppia testa strategica. Via l’amministratore delegato, via il capo della commissione di vigilanza, si ha l’impressione che «la rielaborazione del passato potrebbe nuocere ancor più all’intera impresa», scrive il settimanale di Springer. E siccome i tedeschi, notoriamente, prendono molto sul serio le vicende nazionali, non è piaciuto, agli analisti, lo showdown di von Pierer, giovedì scorso, all’hotel Dorint di Monaco, dove il top manager ha messo il suo operato in bella copia. «Il fatturato dell’ultimo trimestre? Aumentato in fretta a 20,63 miliardi di euro. L’utile? Di nuovo in salita, con 1,26 miliardi. I circa 200 partner del gruppo industriale? Tutto bene», così riporta, con evidente sarcasmo, la fonte germanica, descrivendo il vuoto ideal-politico in cui si agitano «il principe ereditario Kleinfeld e il vecchio re von Pierer».
E se il soggetto della tragedia Siemens viene riscritto, ogni settimana, da un numero impressionante di consiglieri e portavoce, claquers e strateghi di pr («sembra di stare nel cortile chiassoso d’una scuola, dove tutti dicono: “Ha cominciato lui!”, “no, è stato lui!”», ironizza ancora Der Spiegel), appare chiaro come la Katastrophe sia partita da lontano, svelando i lati oscuri della globalizzazione. Cifre spaventose. «Si tratta di almeno 420 milioni di euro, canalizzati attraverso fondi neri e ripartiti in diverse dazioni. Non soltanto a Monaco, ma anche in Liechtenstein, Svizzera, Grecia, Russia, e Italia”, soprattutto, puntualizza l’inchiesta tedesca, che non a caso cita le “schwarze Kassen” (letteralmente: «casse nere»), quali madri certe dei disastri annunciati dal novembre scorso. Sarebbe tardi, ormai, per fermare le voci e i sospetti di corruzione che, «come i buoi dalla stalla di Augia», sono usciti dai recinti del management monacense. Del resto, in Germania fino al 1999 le dazioni risultavano detraibili dalle tasse, mentre ora la legge, in materia, prevede pene severe, fino alla detenzione. In tanto caos il gruppo Siemens, dal 2001 quotato alla Borsa di New York, ora deve osservare alla lettera le ferree regole della Sec, l’osservatorio borsistico americano e del ministero della Giustizia Usa, che hanno già intrapreso azioni di controllo ispettivo nei confronti del gigante dai piedi d’argilla. C’è, infatti, il serio pericolo che la Sec iscriva la Siemens nella sua black list, causando in tal modo una perdita secca di miliardi sul mercato statunitense. E quanti azionisti Siemens dovrebbero, quindi, dire addio ai propri fondi pensione? La dinamica di questa tragedia tedesca sta diventando così esplosiva, che al momento il salvataggio della Siemens viene indicata come «compito nazionale». Già affidato a un trio di garanti, che intanto vigilano sull’operato del Vorstandschef Kleinfeld, nel frattempo reo d’aver fatto ritoccare la foto della sua prima uscita ufficiale (prima,con un vistoso Rolex al polso, dopo, su consiglio del suo staff, il prezioso orologio era scomparso), per tacere della faraonica villa a Gruenewald, edificata mentre migliaia di operai stanno per perdere il lavoro.