I medici: «Non curiamo più gli extracomunitari»

Revoca dei pazienti extracomunitari. La minaccia arriva dai medici di base, pediatri compresi, per protestare contro la decurtazione dei loro stipendi per aver curato immigrati con permesso di soggiorno scaduto o bambini che, senza i documenti in regola dei genitori, per la sanità diventano clandestini. È la situazione paradossale discussa ieri in un'assemblea infuocata alla quale hanno partecipato i sindacati di categoria Snami, Fimp e Simi. All'ordine del giorno le quote richieste dalla Asl di Milano a tutti i medici per gli stranieri che non avevano diritto alle cure del medico di base perché con il permesso scaduto o non rinnovato. Una situazione anagrafica che però né il medico di famiglia né il pediatra conoscono e che, accusano i sindacati «Lombardia Informatica è incapace di gestire». E quando si parla di rimborsi non si parla di bruscolini. La dottoressa Maria Laura Massena, per esempio, ha l'ambulatorio in via Padova. Oltre la metà dei suoi pazienti sono extracomunitari dei quali lei nulla sa riguardo a permessi di soggiorno e situazione lavorativa. Ma continua a curare tutti. Due settimane fa l'Asl le ha chiesto un rimborso di 16mila euro per i suoi pazienti che non avevano diritto alle sue cure. È solo uno delle decine di casi. A Milano il problema riguarda circa 16mila immigrati. Dice Ugo Tamborini presidente Snami: «La situazione è grave, le trattenute considerevoli, i medici sono esasperati, in molti come extrema ratio hanno proposto la revoca dei pazienti extracomunitari». Una scelta «non condivisibile dal punto di vista morale, etico e professionale, ma alla quale la Asl se non risolverà l'emergenza in tempi brevi ci sta portando».
La situazione dei 185 pediatri milanesi è ancora peggiore. Ogni bambino che nasce in Italia ha diritto al pediatra fino ai 6 mesi di vita. Dopo di che il suo destino è legato a quello della sua famiglia. Se i genitori (la madre in particolare) possono vantare il permesso di soggiorno bene, altrimenti per la sanità pubblica il bimbo diventa un clandestino. «Sa quante trattenute complessive abbiamo avuto solo per Milano? Qualcosa come 400mila euro, il doppio addirittura dei medici di famiglia - spiega la presidente della Fimp Lombardia (Federazione medici pediatri) Luisa Maria Nino - La revoca dei pazienti immigrati? Ci sono colleghi che l'hanno chiesta, ma come si fa a lasciare un bambino senza pediatra?. Credo che la Regione debba fare una seria riflessione e consentire a tutti i bambini nati in Italia di avere il pediatra fino ai 14 anni». La revoca dei pazienti è una procedura semplice, ma nello stesso tempo eccezionale. «La si mette in atto quando viene meno il rapporto di fiducia tra medico e paziente - spiega Tamborini -. Diciotto anni che faccio il medico e non l'ho mai presentata una sola volta. D'altro canto anche la sicurezza di essere pagato per il lavoro svolto rientra in un rapporto di fiducia». Critico sulla protesta il direttore generale dell'Asl, Walter Locatelli: «Su questa vicenda abbiamo aperto un tavolo in Regione. Il problema esiste, ma non va enfatizzato. I medici a cui abbiamo chiesto rimborsi oltre i 10mila euro sono pochissimi. D'altra parte abbiamo deciso di riattribuire le quote nei casi in cui il medico dimostri di avere effettivamente assistito il paziente. Non solo, ma a breve apriremo ai medici l'archivio delle posizioni di tutti gli iscritti, così da avere in tempo reale la situazione anagrafica dei propri assistiti».