I medici «rinchiusi» nei loro ospedali

Niente da fare. Dal 1 agosto i medici non potranno più svolgere attività intramoenia fuori dai loro ospedali. In sostanza un medico non potrà più fare visite e prestazioni come libero professionista, fuori dal suo orario di lavoro in ospedale, se non utilizzando le strutture dell’ente dal quale è assunto. Una notizia che ripercorre l’indicazione data dal ministro Livia Turco, ma che in Liguria sembrava potesse incontrare una nuova proroga. Invece da una lettera firmata dal direttore amministrativo del San Martino, Roberta Serena, arriva la doccia fredda per i medici: è confermata «l’individuazione del 31 luglio 2007 quale termine ultimo per l’utilizzo di strutture esterne all’azienda di appartenenza».
Per Matteo Rosso, vice presidente della Commissione regionale della Sanità e consigliere di Forza Italia, questa è solo «l'ennesima umiliazione che deve subire la classe medica, un’umiliazione che parte da lontano già con il Ministro Bindi». Al di là dell’aspetto negativo per i medici stessi, Rosso indica anche quelli che saranno i problemi pratici per i pazienti. «Ciò che è peggio è che le strutture ospedaliere non sono assolutamente preparate ad accogliere l'attività intramoenia di tutti i dipendenti e questo creerà ulteriore confusione nei reparti con evidente danno sia per i pazienti sia per il personale sanitario - spiega -. Questa assurda imposizione, coniugata con la legge regionale che impone che l'attività intramoenia debba essere mediata dal Cup, creerà un evidente disagio perché, dopo le 19 o il sabato o quando scioperano i dipendenti del Cup, i pazienti anche seppur volendo pagare non sapranno dove potersi rivolgere».
Nel mirino del consigliere di Forza Italia finisce inevitabilmente l’assessore alla Sanità, Claudio Montaldo che, attacca Rosso «ha scelto la politica dello struzzo e non ha fatto alcun intervento presso il Ministro della Sanità Turco di cui vanta grande amicizia».