I messaggi in codice di Al Qaeda dietro a foto di abusi su bimbi

Il <em>Times</em> svela i risvolti inquitetanti di diverse inchieste in mezza Europa che evidenziano il legame fra terrorismo islamico e pedo-pornografia per inviare messaggi in codice alle cellule sparse nei vari Paesi

di Beatrice Bedeschi

L'inchiesta - Terrorismo islamico e pedofilia: è questo l’incredibile legame che evidenziato dalle inchieste portate avanti negli ultimi sette anni dalle polizie di mezza Europa. Lo rivela un’inchiesta del quotidiano britannico “Times”, secondo la quale immagini pedopornigrafiche sono state trovate nei computer di sospetti terroristi durante indagini della polizia italiana, spagnola e britannica.

Messaggi in codice - In particolare, messaggi segreti in codice sarebbero stati nascosti sotto immagini di bambini in pose inequivocabili, così come siti web di pedofili sono stati sfruttati sistematicamente per lo scambio sicuro di informazioni. Con il metodo della steganografia, è infatti possibile nascondere messaggi all’interno di immagini o file audio e video.

La moschea di via Quaranta a Milano Fra le indagini citate dal Times, anche quella sul rapimento dell’imam Abu Omar: pornografia infantile sarebbe stata trovata dagli investigatori nella moschea di via Quaranta a Milano, considerata nel 2001 la sede italiana di al Qaeda e dove fu imam Abu Omar, rapito nel 2003 da agenti della Cia americana.

Migliaia le foto di abusi Non è ancora chiaro se l’uso delle foto fosse dettato da effettiva devianza o solo come mezzo sicuro per lo scambio di informazioni: sta di fatto che nella più importanti indagini condotte nell’ambito del terrorismo internazionale negli ultimi anni, gli investigatori hanno trovato immagini di abusi su bambini : in un caso, addirittura 40mila fotografie nel computer di un sospetto.