I Messina dichiarano guerra a Novi

La famiglia denuncia un aumento dei costi di oltre il 20 per cento

Si riaccende, e promette scintille e veleni, la guerra dei moli genovesi, protagonisti - meglio sarebbe dire: antagonisti, l’un contro l’altro armati - la famiglia Messina (compagnia di navigazione e terminal) e il presidente dell’Autorità portuale Giovanni Novi. Loro, i Messina, partono all'attacco del vertice di Palazzo San Giorgio annunciando ufficialmente il ricorso alla magistratura contro il rinvio dei lavori previsti dal piano regolatore portuale sulle loro banchine e chiedendo i danni patiti per il calo dei traffici. «Non era nostra intenzione riaprire una diatriba giudiziaria con l'Autorità Portuale - spiega in particolare l'amministratore delegato della compagnia, Ignazio Messina, presente la famiglia al completo - ma siamo costretti a ricorrere contro la delibera della riprogrammazione delle opere dal 2006 al 2008 appena approvata in comitato portuale. Inoltre, visto il comportamento dell'attuale presidente Novi, stiamo preparando la lista dei danni subiti, stimati in un aumento dei costi del 20 per cento». E di fronte all’accusa dello stesso Novi di non aver rispettato il piano d’impresa, la replica è altrettanto decisa: «Da parte nostra - aggiungo all’unisono Ignazio, Stefano, e i due fratelli Paolo e Gianfranco - non è possibile rispettare un piano che faceva riferimento a una serie di lavori da terminare con certe scadenze. A questo punto, abbiamo addirittura difficoltà a rispettare i piani di impresa fatti nel 2003 e nel 2004, prima ancora dell'assegnazione delle aree, ma non ci sentiamo assolutamente responsabili». Nel dettaglio illustrato dai Messina la concessione prevedeva l'ultimazione della testata di Ponte Canepa per settembre 2004 (consegnata invece solo in parte nell’agosto dello scorso anno), l'ultimazione della testata di Ponte Ronco per fine 2005 (consegna slittata di oltre un anno) e il riempimento dei moli Ronco e Canepa entro il 2008. «Il problema - sottolinea sempre Ignazio Messina - è che abbiamo un terminal che è tutto un cantiere, abbiamo soltanto due banchine a disposizione e le navi rimangono in rada ad aspettare. È già un miracolo che riusciamo a fare quello che facciamo». E tra le cause del calo dei traffici contenitori, la famiglia Messina rivendica una scelta di tipo imprenditoriale: «Noi movimentiamo sì container, e quindi rientriamo nella categoria dei terminal contenitori, ma movimentiamo tanta merce varia, tanti metri lineari di rotabili, per cui non siamo solo un terminal contenitori anche se paghiamo i canoni come se lo fossimo». Dall’anno del ritorno a Genova da La Spezia nel 1996, Messina ha investito oltre 37 milioni di euro e il terminal impiega giornalmente 110 lavoratori della Compagnia Unica. I Messina smentiscono comunque da parte loro l'intenzione di abbandonare lo scalo genovese nonostante non manchino di sottolineare il malumore che si respira anche tra gli altri terminalisti.