I metalmeccanici sfidano Epifani: bocceremo l’accordo sul welfare

Oggi al direttivo Cgil la Fiom voterà contro il protocollo siglato da confederali e governo

da Roma

A Guglielmo Epifani non è bastato evocare i nemici del sindacato, né sfidare i riottosi a «fare di meglio» se ne sono capaci. La Cgil si troverà nella situazione inedita di avere al suo interno un’intera categoria che boccia la scelta cardine della confederazione. Dentro Corso d’Italia saranno ufficializzati due giudizi diversi sul Protocollo che il governo amico di centrosinistra considera il più importante risultato della concertazione degli ultimi 15 anni.
I metalmeccanici della Fiom bocceranno l’accordo sul welfare che l’esecutivo ha siglato con Cgil, Cisl, Uil e Confindustria. Il segretario generale delle tute blu della Cgil Gianni Rinaldini ieri ha proposto al Comitato centrale della sua organizzazione di «non approvare» l’intesa, che prevede il superamento dello scalone previdenziale con un sistema misto scalini-quote e che contiene qualche modifica alla legge Biagi. Scelte troppo timide in entrambi i capitoli, ha denunciato il leader della Fiom. Un «punto di equilibrio», ha ribattuto Epifani, ricordando che ogni anticipo di sei mesi dell’età pensionabile sarebbe costato altri tre miliardi di euro.
Oggi è prevista la votazione e Fausto Durante, l’unico rappresentante della segreteria Fiom vicino a Epifani, presenterà un documento a favore dell’intesa. Ma la vittoria di Rinaldini è scontata. Con buona pace del segretario generale della Cgil che ieri ha messo in guardia la federazione dei metalmeccanici sostenendo che se venisse bocciato il protocollo su welfare, lavoro e pensioni «si aprirebbe un problema» nell’organizzazione. Non era mai successo che una categoria si esprimesse in modo diverso rispetto al direttivo su un accordo interconfederale. Ma la mancanza di precedenti non dispiace alla sinistra della Cgil a partire da Giorgio Cremaschi, esponente della Fiom e della componente «Rete 24 aprile», fautore di una linea contro il governo.
Il problema citato da Epifani non è tanto causato dall’esistenza di un’inevitabile opposizione interna, quanto la «sfiducia» di un’intera categoria. Per di più pesante, come quella dei metalmeccanici. E ad aggravare la situazione ci sono le tensioni tra il sindacato e i partiti della sinistra radicale, che continuano a far concorrenza a Cgil, Cisl e Uil. Un pezzo di Cgil parteciperà anche alla manifestazione del 20 ottobre contro il protocollo, corteo che Epifani in questi giorni ha detto di considerare «contro il sindacato». Il sospetto del leader Cgil è che Prc, Pdci, Verdi e Sinistra democratica cerchino di attenuare la carica anti-governativa della manifestazione e che alla fine si indichino «come indiziati dell’accordo proprio Cgil, Cisl e Uil».
L’unica speranza per disinnescare la manifestazione è il referendum tra i lavoratori al quale i tre confederali, Cgil in testa, stanno lavorando e che si annuncia un plebiscito a favore del Protocollo. L’accordo con Cisl e Uil prevede che chiunque vada nei posti dei lavoro in rappresentanza dei tre confederali, dovrà sostenere l’accordo. Ma Epifani teme che la sinistra e la Fiom facciano il doppio gioco. «Non vorrei - ha avvertito - che ci fosse un ossequio formale alle regole e poi in altre sedi si dessero indicazioni diverse».
La vicenda del welfare e la spaccatura all’interno della Cgil renderà più difficile anche l’avvio del confronto con il governo sulla Finanziaria. Mercoledì Cgil, Cisl e Uil terranno gli esecutivi unitari per mettere a punto i dettagli del referendum e poi, a breve, dovrebbe arrivare la convocazione a Palazzo Chigi per discutere della manovra. Con il rischio che la Fiom bocci anche quella.