I mezzari genovesi conquistano gli Emirati

Un piccolo pezzo di storia genovese protagonista negli Emirati arabi. Una tradizione magari sconosciuta persino a molti liguri è protagonista a migliaia di chilometri di distanza. È stata infatti inaugurata ad Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi Uniti, una mostra dedicata ai mezzari genovesi organizzata dal Ministero per gli Affari Esteri in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e curata da Marzia Cataldi Gallo, storico dell'arte presso la Direzione Regionale ligure, che da anni studia l'affascinante storia di questi teli di origine orientale. Un’iniziativa non casuale, visto che la mostra è stata richiesta da Paolo Dionisi, l’ambasciatore italiano ad Abu Dhabi, che ha voluto essere presente all’inaugurazione avvenuta il 25 marzo presso l'Università Zayed, con sede anche a Dubai.
Dopo l'esposizione negli Emirati, la mostra circolerà in altre sedi medio - orientali: prima Beirut e Kuwait e, dopo l'estate, Oman e Quatar, dove sarà allestita in occasione della visita del Presidente della Repubblica. Nella mostra sono esposti 15 mezzari antichi, gentilmente prestati da collezionisti, alcuni pezzotti e mandilli e alcune incisioni ottocentesche, che documentano l'usanza delle dame genovesi di coprirsi il capo con un mezzaro. I punti di contatto fra il mondo medio orientale e Genova in questa occasione sono molto evidenti nel linguaggio, nei mezzari stessi e nel costume. Mezzaro peraltro non indicava solo il copricapo, ma in generale i tessuti usati per coprire qualcosa, (le teste, le ceste, gli altari, le finestre, i muri) e deriva proprio dal verbo arabo «mi-zar», che vuol dire, in senso lato, coprire. Anche mandillo, parola dialettale per definire i fazzoletti, deriva dall'arabo «mandil», le nostre antenate li usavano per coprirsi il capo o per farne una sacca («u gruppu»).