I mezzi leggeri tallone d’Achille di Tsahal

Andrea Nativi

Infuriano le polemiche in Israele sulla validità delle strategie, ma anche dei mezzi impiegati da Tsahal contro Hezbollah. Non c'è dubbio che ci sia bisogno di nuovi mezzi, in particolare veicoli da combattimento per la fanteria, perché quelli disponibili si stanno rivelando inadeguati nei confronti delle armi e delle tattiche di Hezbollah.
I problemi sono diventati più evidenti con l'ampliamento delle operazioni militari e l'occupazione di una fetta significativa del Libano meridionale, con l'impiego di 30.000 soldati e migliaia di veicoli che potrebbero restarci anche per un paio di settimane. Uno scenario «ricco di bersagli» che potrebbe favorire le tattiche di imboscata e agguato in cui eccellono i guerriglieri. In realtà queste carenze sono ben note. Israele deve mantenere un’eccellenza tecnologica, nonché tattico-operativa, nei confronti dei suoi vicini-avversari, perché è sempre stata numericamente soverchiata ed è riuscita a trionfare grazie alla qualità dei suoi soldati e, in molti casi, dei sistemi d'arma in dotazione.
Israele però è costretta a limitare le risorse dedicate alle forze armate per non mandare in rovina il bilancio. Non basta neanche il generoso aiuto militare statunitense. Il ministero della Difesa quindi non può acquistare tutto ciò che servirebbe. Deve compiere scelte difficili, favorendo alcuni settori giudicati prioritari e limitando gli investimenti negli altri campi.
Ecco perché la sostituzione dei vecchi carri armati con i modernissimi Merkava IV procede lentamente, mentre nel settore dei veicoli da trasporto e combattimento della fanteria si sono compiuti dolorosi sacrifici: lo sviluppo di un mezzo specifico, denominato Nammer (Tigre), superprotetto, è stato rinviato sine die. Si è fatto invece ricorso agli scafi dei carri T-55 di preda bellica, ormai obsoleti, per ottenere in fretta e a basso costo mezzi pesanti: sono nati cosi gli Achzarit, il cui numero è però insufficiente. Proprio l'esperienza maturata nelle operazioni contro Hezbollah in Libano ha evidenziato l'urgenza di schierare altri mezzi protetti. Si è quindi proceduto a convertire altri vecchi carri armati: dallo scafo del Centurion sono stati ottenuti il Nagmashot, il Nagmachon e il Nakpadon. Sono mezzi ben corazzati, ma privi di un portellone per far sbarcare i fanti trasportati a bordo. Inoltre i mezzi entrati in servizio sono poche centinaia.
Con la mobilitazione di diverse brigate meccanizzate della riserva sono tornati in prima linea gli onnipresenti M-113, noti con il nomignolo di Zelda. Israele ne ha circa 6.000, in diverse varianti, tutti dotati di protezione addizionale, insufficiente però per resistere alle trappole anticarro di Hezbollah. Israele in realtà ha da poco lanciato un programma per convertire i carri Merkava delle prime serie in trasporto truppe, battezzati con il nome di Numera. Ma per ora ne sono stati consegnati ben pochi. Tsahal continua quindi a sfidare i missili e le mine di Hezbollah con mezzi tutt'altro che ideali. E se la situazione non è rosea per i mezzi da combattimento, le cose vanno anche peggio per i veicoli leggeri e la flotta di autocarri tattici, che comprende pochi Ze'ev e una miriade di veicoli antiquati e poco protetti. Sono questi mezzi «soffici» a rappresentare il bersaglio privilegiato per la guerriglia.