I miei bagni clandestini nel mare infestato dall’alga

(...) incriminata (dal Monumento di Quarto al porticciolo di Nervi), ma tanto è bastato per constatare che quasi nessuno mi ha richiamato «all'ordine», invitandomi a uscire. Mi spiego. In calzoncini, infradito e zaino sulle spalle sono arrivata davanti la spiaggia libera al Monumento di Quarto. Prima di scendere, con immensa sorpresa, ho scoperto di aver avuto l'imbarazzo della scelta nel parcheggiare la macchina. Un miracolo. C'era lungo il tratto di strada una schiera di posti liberi che in normali condizioni è impossibile trovare. Davanti l'ingresso mi sono subito imbattuta in un cartello ben evidenziato che segnalava: «Divieto di balneazione sino a mercoledì 2 agosto. Ordinanza sindacale n. 255 del 31 luglio 2006». Sono scesa in spiaggia senza richiamare l'attenzione di nessuno e dopo aver steso l'asciugamano mi sono bagnata. Accanto a me non c'era neanche una persona, complice forse anche il vento, che spingeva le onde verso riva abbastanza violentemente. Comunque i pochissimi bagnanti sul terrazzo sotto l'ombra del bar e gli stessi ragazzi del bancone hanno considerato probabilmente il mio bagno cosa normale. Sono risalita e via verso altri lidi.
Torno leggermente indietro ed entro al «Focone» ossia ai bagni di «Paolo e Lelle» dove un giovane bagnino mi concede gentilmente la possibilità di stare un po' in spiaggia (ci sono stata una forse trenta minuti) senza pagare il biglietto d'ingresso. Chiedo al ragazzo di potermi rinfrescare un po' con un bel bagno in acqua, ma davanti alla parola «magica» bagno in acqua, non si scompone e non dice niente, malgrado davanti a me abbia una scritta ben visibile del divieto di balneazione. Giro lo sguardo e mi accorgo che anche in acqua un paletto galleggiante «annuncia» l'impossibilità alla balneazione. Il bagnino resta lì a osservare il mio refrigerio forse più preoccupato del mare mosso che del divieto. Alcuni signori che giocano a carte e sicuramente ben informati sull'alga tossica, osservano ma nessuno mi invita a uscire.
Pazienza avrà pensato qualcuno... contenta lei!
Riprendo la macchina e mi dirigo ai bagni «Cinque Maggio». Anche in questo caso parcheggiare è un gioco da ragazzi. Chiedo di poter andare in spiaggia. La signora della cassa mi guarda perplessa e aggiunge «In spiaggia? Mi scusi a far cosa? C'è il mare grosso e il divieto di balneazione quindi dove vuole andare?». Ottima osservazione signora.
Inizia a parlare e dopo poco scopro che in questo soleggiato fine settimana di luglio i bagni hanno «incassato» un durissimo colpo.
Questa volta il bagno l'ho scampato ma il mio viaggio verso Nervi continua. Lungo la strada continuo a vedere che in spiaggia ma soprattutto in acqua non c'è davvero nessuno.
Successiva tappa sono i bagni «Sette nasi». Stessa storia: chiedo di andare in spiaggia per un po', a rinfrescarmi. Qui però sono (almeno inizialmente) meno fortunata, perché il gestore mi fa pagare un biglietto ridotto: sei euro e cinquanta. Anche qui non mi tuffo ma mi bagno completamente. I clienti accanto a me ignorano il mio «male operato» così come lo ignora il bagnino del lido e il proprietario che con molta probabilità avrà notato l'unica persona intenta a entrare in acqua. Pazienza... dico tra me, anche perché nessuno è tenuto a dirmi niente visto che c'è tanto di cartello. Ma mi sorge un dubbio: e sei io fossi un turista straniero che non conosce l'italiano e non sapessi nulla dell'alga tossica? Mistero!
Mi asciugo e mi avvio verso l'uscita. Prima di allontanarmi il gestore accortosi della mia breve permanenza mi consegna un buono (verbale) per la volta successiva visto che ho pagato e sostato davvero poco. Gentile davvero!
Comunque al di là di chi possa o meno avermi dissuaso a bagnarmi, la situazione di questi giorni negli stabilimenti balneari del litorale cittadino è molto seria; non riescono a strappare più biglietti giornalieri e gli habitué, quelli che hanno rinnovato l'abbonamento stagionale, sono quasi tutti spariti.
L'assenza si avverte anche nelle spiagge libere e in quelle attrezzate dove a differenza dei bagni non c'è proprio nessuno a prendere il sole. E per nessuno s'intende davvero nessuno. Anche in passeggiata Anita Garibaldi dove l'Arpal ha dato il suo benestare a bagnarsi, con tanto di bollino blu, i bagnanti scarseggiano e le preoccupazioni aumentano. A questo punto non me ne voglia il sindaco se ho disobbedito a un suo ordine, anche perché pur essendo stata quasi tutto il pomeriggio a «mollo», giuro di non aver avvertito (per ora) alcun sintomo. Il che potrebbe lasciare ben sperare.