«Con i miei freni faccio correre gli utili»

L’azienda piemontese è diventata una multinazionale con 1.400 dipendenti

È stato prima operaio, poi impiegato, quindi dirigente. Spostandosi tra il Piemonte, la Lombardia e il Veneto per tornare in Piemonte. E dopo avere già superato i cinquant'anni, Francesco De Gennaro, più semplicemente Franco, si è trasformato nel 1997 in imprenditore diventando azionista (e nemmeno il più importante) di una società con un buon nome alle spalle ma non in buona salute, la Util di Villanova d'Asti. Sotto la sua guida quell'azienda ha ora la leadership mondiale nella produzione di componenti full line per freni a disco e a tamburo. Con stabilimenti che vanno dal Canada al Messico e alla Cina.
C’è anche la grappa. «Siamo una vera multinazionale», commenta De Gennaro il quale ha talmente preso gusto all’attività imprenditoriale da avere ampliato i suoi interessi anche al mondo delle macchine di misura e a quello, alternativo, della grappa.
Classe 1943, pugliese di Barletta ma trapiantato a 7 anni a Torino in quanto il padre faceva nel 1950 l'operaio alla Riv, Franco De Gennaro va alla scuola di fabbrica riservata ai figli dei dipendenti. La frequenta dai 14 ai 17 anni, finché entra anche lui come operaio nella stessa azienda del padre. Solo che papà lavora ai laminati plastici, lui ai cuscinetti. E dopo il lavoro va anche alle scuole serali per prendersi il diploma di perito elettrotecnico. Vita dura ma utile per dare una certa impostazione al carattere.
Nell’orbita di De Benedetti. Tre anni più tardi cambia azienda e lavoro: viene assunto da Carlo De Benedetti alla Compagnia italiana tubi metallici flessibili, come impiegato per la programmazione di produzione. È un buon lavoro e resta undici anni a Torino per poi passarne tre a Milano in quanto c'è bisogno di un responsabile di produzione in un'impresa associata a quella che nel frattempo è diventata la Giardini ed è entrata in Borsa finendo nell'orbita Fiat durante la famosa «avventura dei cento giorni» dell'Ingegnere a fianco degli Agnelli.
De Gennaro non si fa pregare di fronte a nuove opportunità. Così, quando nel 1977 gli offrono l'incarico di direttore tecnico in uno stabilimento in quel di Vicenza che fa presse per materie plastiche, lascia Milano e cambia regione. A poco più di trent'anni è già dirigente.
Poi l'incontro che lo fa ritornare a Torino: Dino Sandretto, proprietario di un'azienda di Collegno, gli chiede di diventare direttore del suo stabilimento. E lui non rifiuta: due anni più tardi è il nuovo direttore generale. Conserva quell'incarico fino al 1990 quando l'azienda viene venduta e lui preferisce andarsene. Ma non rimane a lungo senza lavoro. Anzi, un mese dopo eccolo amministratore delegato della Dea di Moncalieri, gruppo Finmeccanica guidato all'epoca da Fabiano Fabiani: produce macchine per misurare la qualità. Sei anni più o meno intensi. Poi l'azienda sta per essere ceduta, De Gennaro tenta di acquisirla con un'operazione di management by out ma fallisce. E allora, con l'appoggio di una finanziaria inglese, cambia bersaglio e punta diritto sulla Util, una società nata nel 1959 ad opera della famiglia Berta, più volte passata di mano e nuovamente in vendita, con 200 dipendenti e qualcuno in cassa integrazione, uno stabilimento piuttosto vecchiotto ma con una forte specializzazione nella tranciatura fine. Una lavorazione completamente diversa da quella tradizionale in quanto, spiega De Gennaro, «i prodotti sono ottenuti con presse a tre forze e gli stampi hanno tolleranze molto ristrette. Quindi la superficie tranciata risulta molto liscia e con angoli perpendicolari». E grazie proprio alla tranciatura fine, la Util realizza supporti metallici per i freni a disco e a tamburo usati nell'automotive. Cioè quei pezzi di ferro, mettiamola così, sui quali sono messi dai costruttori dei freni - Brembo, Itt, Federal Mogul più nota per il marchio Ferodo, Honeywell Friction, la tedesca-inglese Tmd - i materiali frenanti come le pastiglie.
De Gennaro si considera esperto di produzione e logistica. E si butta a capofitto nell'impresa di ridare slancio ad un'azienda che rischia la chiusura pur avendo un buon prodotto. Così, con alle spalle una finanziaria di nome Investitori Associati e formata da ex Bain Cuneo (Stefano Miccinelli, Antonio Tazartes, Dario Cossutta), De Gennaro investe moltissimo nella progettazione e nella costruzione degli stampi nella convinzione che lo stampo sia, dice, «il vero pilota della crescita». Tanto è vero che oggi la Util è l'unica nel suo settore a progettarli e a costruirli. Nello stesso tempo investe negli uomini: in quel reparto c'erano una volta cinque tecnici, oggi sono una cinquantina. Inventa poi nuove presse per la tranciatura fine in modo da incidere sulle tolleranze, innova i processi produttivi con le isole di saldatura che racchiudono cinque operazioni in una sola azzerando la dispersione logistica e unificando il controllo qualità, rinnova il layout dello stabilimento investendo nell'arco di otto anni circa 70 milioni di euro.
Acquisizioni in Canada. Cambia anche il nome dell'azienda che diventa Util Industries. E poi si guarda attorno. Così nel 2000 acquisisce in Canada la Capital Tool & Design, conosciuta come Ctd, quartiere generale nell'Ontario, tre sedi produttive e un centro di distribuzione, principale produttore nordamericano di supporti metallici per freni a disco, accessori e placchette antirumore nel mercato di ricambio del settore automotive. Insieme Util Industries e Ctd diventano la principale realtà mondiale nella componentistica auto.
De Gennaro spinge l'acceleratore sul fronte delle acquisizioni. Nel 2004 rileva una concorrente canadese, la Tabco, specializzata nella ganasce. Sette mesi più tardi, all'inizio del 2005, acquisisce un'altra concorrente canadese, la All Metal, specializzata questa in piastrine. E a quel punto dà una sterzata anche alla strategia del gruppo: seguire le case automobilistiche delocalizzando i volumi ma mantenendo la tecnologia e la produzione di fine blanking, ovvero la tranciatura fine che serve per il primo equipaggiamento. Così nel maggio 2005 acquista uno stabilimento in Cina nei pressi di Canton e ne costruisce un altro in Messico, a Juarez, ai confini con il Texas, operativo dal febbraio 2006. Di fatto il gruppo Util Industries si trasforma in una multinazionale con 1400 dipendenti, 210 milioni di fatturato con l'export che incide per il 70%. E produce 320 milioni di supporti metallici all'anno, ovvero il 30% del fabbisogno mondiale che è di circa un miliardo di pezzi. Il quartiere generale resta sempre a Villanova d'Asti dove nel 2006 è sopraelevata di un piano la palazzina degli uffici. E lo stabilimento, i cui prodotti sono destinati ai mercati di primo equipaggiamento e del ricambio in Europa, viene ampliato per 7200 metri quadri. Dal Canada Ctd fornisce primo equipaggiamento e aftermarket al Nord America mentre gli stabilimenti cinese e messicano destinano i loro prodotti prevalentemente ai mercati dell'Est asiatico e del Sud America. Il Giappone, che con la Toyota è diventato il più grande costruttore di macchine degli Stati Uniti, acquista i suoi pezzi dallo stabilimento canadese. E ora c'è anche la possibilità di una joint venture in India, altro mercato interessante e destinato a crescere.
Juventino e ala destra. De Gennaro, presidente degli industriali di Asti e tifoso della Juve dopo avere giocato da ragazzo come ala destra, è sposato con Emanuela Tortelli che da oltre vent'anni, sin dai tempi della Sandretto, è anche la sua segretaria. Non solo. Emanuela, grande appassionata di musica, ha una storia anche come cantante di musica leggera e jazz, si è persino esibita a Roma cantando My way davanti all'ambasciatore americano. Dal precedente matrimonio di De Gennaro è nato Marco, 1970, il quale ha lavorato per sei anni in una società di consulenza di Torino, la Soges, si è laureato alla fine del 2005 in economia, è anche lui appassionato di football e fa il general manager al Bellinzona Calcio, squadra che milita nella serie B svizzera. Segue, insomma, ciò che gli piace. Che è un po' anche la filosofia di De Gennaro il quale in questi anni ha allargato i suoi interessi: dal 2000 è l'amministratore delegato della Coord3, una piccola azienda di Bruzolo di Susa con un centinaio di dipendenti e 15 milioni di fatturato, specializzata in metrologia, vale a dire nel misurare per esempio la scocca di un'auto. E controlla poi la Grapperia Bosso di Cunico, provincia di Asti, con più di un secolo di storia alle spalle e 140mila bottiglie di grappa di monovitigno, dal barbera al nebbiolo. Ma, chiarisce, «il nostro top è la grappa riserva di moscato».
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