«I miei gioielli, eterni e di moda»

Ogni bracciale, orecchino, collana, è unico. Non si possono ripetere né le iridescenze della madreperla nè l'effetto cangiante che assumono le pietre lavorate con il cristallo di rocca. Gioielli come opere d'arte. Anelli d'oro massiccio, dal taglio irripetibile e ergonomico, dunque leggeri. Tutti cesellati a mano in quel di Valenza Po. E apprezzati proprio per questo, perché anni luce lontano dal «global style». Non a caso li indossano le star di Hollywood - da Angelina Jolie a Celine Dion a Jane Fonda - quando non hanno contratti da onorare. Stiamo parlando dell'azienda Vhernier, da 25 anni leader nella produzione di gioielleria di lusso. Dietro le quinte un imprenditore sui generis, Carlo Traglio, appassionato di arte orafa fin da quando, dopo la maturità, decise di trascorrere un anno dal gioielliere Frattini per apprendere i segreti della lavorazione dell'oro. È lui che ha le idee, è lui che segue la produzione, è lui che corregge e rifinisce. Ed è sempre lui che gira il mondo a caccia di ispirazioni. «I nostri sono oggetti senza tempo - dice - non seguiamo le mode, se non, talvolta, per i colori. Certo, dal punto di vista commerciale questa mentalità non paga. I miei anelli di vent'anni fa, sono attualissimi anche oggi».
La linea «Calla», ad esempio. Collane composte da sottili calici, come quello del fiore, in ebano e oro rosa, in oro e kogolong (pietra vulcanica) o in diamanti, con orecchini coordinati, li si può indossare dal mattino alla sera senza sembrare fuori posto. Particolarissima la scelta delle spille animalier, scorpioni, bruchi, granchi, rane ma anche pinguini, struzzi e tucani. «Amo la natura, guardo tutti i documentari, sono affascinato dagli uccelli esotici. In natura non c'è mai un colore fuori posto, guardiamo la coda di un pavone...».
Per realizzare una spilla come lo scorpione della foto accanto (oro bianco, diamanti, sugilite viola e cristallo di rocca), dallo schizzo al gioiello finito, occorrono tre mesi di tempo. «Ho l'idea e butto giù (male) uno schizzo, perché non so disegnare. Ho in mente già il gioiello, se farlo d'oro o di platino, con malachite o topazi. Dapprima approvo il disegno, poi esamino il modello in cera. A volte, intervengo con il mio taglierino, assottiglio, correggo. Poi viene fatto un prototipo in argento per valutare peso, effetto cromatico, ergonomicità. Infine ci sono i controlli qualità e finalmente si arriva alla produzione».
In un anno dai laboratori di Valenza Po escono dai 4.500 ai 5.000 gioielli. In Italia le vetrine monomarca Vhernier sono a Milano, Capri, Venezia e Roma. Nel mondo a Parigi, Atene, Ginevra, Beverly Hills, Miami, Palm Beach, New York e Huston. Quest'anno si è aggiunto Dubai e prossimamente la Cina. E la crisi? «Si è sentita in Italia - precisa Traglio - Il 2011 è rimasto in stallo, nei primi sei mesi del 2012 ci siamo accorti della flessione (Vhernier fattura 13 milioni l'anno) mentre il mercato americano ha già ripreso a salire». Quel che è certo è che Traglio non sposterà la produzione dall'Italia. «L'artigianalità orafa è qui e il made in Italy è il nostro cavallo di battaglia, certo è che è sempre più difficile lavorare nel Belpaese. Burocrazia e vincoli sono sempre più pesanti». Nel frattempo si è affacciata in azienda la seconda generazione, i giovani nipoti Isabella e Lorenzo. Pronti a cogliere dallo zio la lezione più importante: «Il vero peccato è guardare senza vedere, è accontentarsi delle “prime occhiate", quelle che non ti lasciano colpire dai dettagli». Già, i gioielli sono dettagli e fanno la differenza.