«I miei giorni da incubo al fianco del figlio del raìs»

LondraTalitha van Zon è una splendida modella olandese dalla chioma color oro e gli occhi penetranti. È stata l’ultima delle donne di Mutassim Gheddafi, uno dei figli dell’ex leader libico. Amante e amica, la ragazza conosceva bene il lusso delle sue magioni di Tripoli ed era abituata a far visita a Mutassim nelle sue ville, anche quando la guerra era in corso e lo trovava spesso mentre sorseggiava il suo amato Jack Daniels servito dai filippini ossequiosi nelle loro uniformi immacolate. Fino a una settimana fa diceva: «Batteremo i ratti». La Talitha che ha accettato di parlare nei giorni scorsi con i giornalisti del Sunday Telegraph è però ben diversa dall’estroversa modella che calcava le passerelle di mezzo mondo. Il reporter che l’ha intervistata l’ha ritrovata terrorizzata in una corsia dell’ospedale di Tripoli, dove gli infermieri la stavano medicando per alcune ferite riportate mentre cercava di sfuggire ai ribelli. Il suo accompagnatore si era dileguato per sfuggire alle ire degli insorti e lei è stata ritrovata penzolante da un balcone di un albergo da dove minacciava di buttarsi perché temeva di venir bruciata viva dalle truppe dei ribelli se questi fossero riusciti a farla prigioniera.
Ai giornalisti la ragazza ha raccontato gli ultimi giorni di terrore vissuti nella capitale libica assediata. Ma quello di Talitha è anche il diario degli ultimi giorni trascorsi a fianco di Mutassim, un uomo trasformato dalla rivoluzione che però non aveva mai voluto arrendersi. Quell’uomo non era più il playboy che la donna aveva frequentato.
Quando l’aveva incontrato per l’ultima volta, era quasi irriconoscibile. La barba incolta, se ne stava seduto con il suo bicchiere di whisky in mano, circondato da soldati bambini armati fino ai denti. Appeso al muro sopra di lui, un enorme ritratto del padre Mohammed. «I suoi occhi erano freddi - ha raccontato la ragazza - sembrava capace di uccidere chiunque, non l’avevo mai visto così».
Talitha ricordava un uomo dai grandi eccessi, capace di spendere 2 milioni di dollari al giorno e di costringere un suo inserviente a mangiare a quattro zampe come un cane, ma anche un uomo dai grandi slanci. Era ambizioso, gli piacevano i leader carismatici come Castro, Chavez, perfino Hitler. «In futuro voglio fare ancora meglio di mio padre» amava ripetere. Pur non essenso più amanti, la modella era andata da lui a Tripoli perché sperava che l’aiutasse a far operare il padre, gravemente malato di Alzheimer. Quando era arrivata però, la situazione era precipitata, Tripoli assediata. Talitha aveva cercato di lasciare la capitale su un convoglio per la Tunisia, ma la strada era bloccata e lei costretta a tornare indietro. Allora, mentre la battaglia infuriava la giovane era stata portata in un albergo e affidata a un ufficiale donna che aveva il compito di proteggerla in quanto ospite del figlio del Colonnello. «Fu parlando con lo staff dell’hotel - ha raccontato la modella - che per la prima volta mi resi conto di che cosa pensava la gente comune di Gheddafi e della sua famiglia. Li odiavano e li volevano morti».
Quando i ribelli fecero irruzione nell’albergo la poveretta implorò la soldatessa che era con lei di aiutarla, ma la donna mostrò subito ai ribelli dove si trovava. «Quegli uomini mi guardavano parlando tra di loro - ha raccontato Talitha - non capivo che cosa dicessero ma ripetevano la parola benzina e io mi ero convinta che volessero bruciarmi viva. Così mi sono buttata dal terrazzo dell’albergo, rompendomi un braccio e provocandomi altre ferite».
Adesso Talitha è già su un volo verso casa, a Rotterdam, dove i tabloid nazionali assetati di gossip la attendono fiduciosi. Sicuramente avrà delle storie da raccontare anche a loro. Quanto a Mutassim, non si sa dove si nasconda, forse è ancora vivo. Pronto magari a diventare un martire, come suo fratello Saif-al-Arab, ucciso in aprile durante un bombardamento della Nato. Deciso a non arrendersi mai.