«I miei spettacoli? Li ho dimenticati»

«Carino, vero?» questa è la frase che Luca Ronconi e Sergio Escobar si scambiano quando uno spettacolo del Maestro è particolarmente riuscito. Dopo dieci anni di spettacoli «carini» come direttore artistico del Piccolo Teatro di Milano, ovvero alcuni tra i più grandi allestimenti italiani degli ultimi tempi, da è venuto il tempo delle celebrazioni. Ieri sera nel Chiostro di via Rovello al Piccolo si sono ritrovati Escobar e Ronconi di fronte a un pubblico vasto e affezionato, per parlare di teatro e del libro e del docufilm che celebrano il Maestro e i suoi dieci anni allo Stabile milanese.
Dieci anni da quando, il 21 gennaio del 2000, l'ippogrifo de «La vita è sogno», magicamente misterioso, attraversa nel suo tragitto lo spazio scenico del Teatro Strehler e «tutti gli spettatori in sala capiscono che sono iniziati gli anni di Ronconi». Eppure proprio Ronconi pare non essersene accorto, come ha confidato ieri sera in una piccola lezione sul suo teatro: «È agghiacciante il numero di titoli di cui tratta il libro e dunque il numero di spettacoli che ho effettivamente fatto. Ma se dovessi dire quanti ne ricordo, sono veramente pochissimi. Per me ognuno di questi spettacoli nasce da un rapporto con il teatro, ma anche da una necessità personale: quella di osservare lo svolgersi, le ragioni e i mutamenti del mio rapporto con il teatro, ma soprattutto quella di esplorare cose che non conoscevo. L'ho sempre detto: il teatro è, come risultato, indubbiamente una forma di rappresentazione. Ma io non sono capace di pensarlo solo in questo modo. All'origine, per me il teatro è una forma di conoscenza. E lo sarà finché lo farò».
Il libro presentato nella serata è Luca Ronconi al Piccolo (Corraini) nato da un'idea di Giovanni Soresi e a cura di Maria Grazia Gregori, con le splendide foto di scena degli allestimenti ronconiani firmate da Marcello Norberth, Marco Caselli Nirmal, Attilio Marasco: da Lolita ai luoghi di Infinities, fino a Professor Bernardi e al recentissimo Mercante di Venezia, il volume contiene testi ricavati dalle interviste rilasciate da Luca Ronconi all'interno dei programmi di sala, nelle quali illustra l'approccio critico ai testi e la genesi delle messe in scena, oltre alle locandine originali degli spettacoli. Il documentario invece, da oggi on line su piccoloteatro.tv, porta il titolo La Compagnia alla prima ed è stato realizzato dal Piccolo in collaborazione con lo IED di Milano e la supervisione di Andrea Bosco, in occasione della messa in scena dell'ultimo spettacolo diretto da Ronconi, La compagnia degli uomini.
«Tarantolato dalla curiosità» definisce Escobar il grande regista, che insiste sul rapporto conflittuale tra memoria e mestiere: «Mi fa piacere che esista un libro che ricorda. La vita è sogno, Lolita", appena fatti li ho dimenticati, si sono dissolti, guardo al mio lavoro passato come se lo avesse fatto un altro. Ed è ora per me impossibile dire che spettacoli sono stati, proprio come quando sto per mettere in scena un nuovo testo mi è impossibile dire che spettacolo sarà». Dieci anni dunque anche dolorosi, in cui la regia nuova ha coperto di volta in volta quella trascorsa: «Non è che la mia attività mi piaccia sempre» confessa Ronconi. «Molto spesso mi fa pure soffrire. Ma mi permette di avere una curiosità incolmabile: non scelgo un testo, un attore, uno scenografo perché mi piace. Ma perché lo voglio conoscere. Un testo è come una persona: ha i suoi segreti, ti fa i suoi dispetti, ti offre resistenze». Qualche ricordo, alla fine, Ronconi nella serata lo regala, come quando racconta la genesi di Infinities: «Vorrei fare uno spettacolo su un testo scientifico, dissi a Escobar appena mi accolse al Piccolo, perché non so niente di matematica. E mentre facevamo le prove, dirò la verità, avevo l'impressione di sapere qualche cosa di più. Ma oggi, se mi chiedono che cos'è l'algebra, non so rispondere».