«Ma i miei tormentoni nascono per caso»

La comicità? Per Beppe Braida, che prima di arrivare alla conduzione di Colorado Cafè ha fatto vent’anni di gavetta, è una questione di talento, non di regole.
In quale di questi otto modelli si riconosce?
«In nessuno: per me la comicità è istinto e talento. Questi modelli di umorismo sono alcuni ingredienti del bagaglio di un comico. Ma non puoi mica metterti a studiare comicità come si studia economia e diritto!».
Quindi comici si nasce...
«Certo, la comicità o ce l’hai o non ce l’hai, perché è fatta di tempi comici. Si pensi a Totò: improvvisava continuamente, era un istintivo, come oggi lo è Benigni, o come lo è stato Buster Keaton. I tempi comici non te li insegna nessuno».
Spieghi cosa sono.
«La capacità di dire la battuta giusta nel momento giusto. In un bravo comico, questa dote deve essere unita al talento naturale e alla gavetta».
Il suo segreto per far ridere?
«È il segreto di Pulcinella... una cosa innata. Fin da bambino sapevo che avrei fatto il comico. E una faccia buffa aiuta».
La sua è una faccia buffa?
«Be’, i sex symbol sono diversi... E la sfido a trovare un bello che faccia ridere».
Quanto improvvisa?
«In tv pochissimo perché facendo da spalla ad altri comici, mi devo attenere al copione. Nei miei spettacoli tantissimo: cambiano tutte le sere. Prendiamo i tormentoni: la maggior parte delle volte nascono spontaneamente».
Che differenza c’è tra la comicità «privata» e quella sul palco?
«Se fai ridere gli amici, non è detto che tu abbia talento. Un conto è il compagnone, un conto è avere di fronte un pubblico pagante che è venuto a teatro per ridere. Come diceva Eduardo De Filippo: “Gli esami non finiscono mai”».
Lei conquista le donne facendole ridere?
«Certo, l’unica cosa che ho è la comicità! Le faccio ridere e poi continuano a ridere quando mi spoglio...».
Nella vita è allegro o malinconico?
«La malinconia è una cosa che non mi appartiene. Ho fatto tanta fatica e ora che sono conosciuto non mi risparmio certo».