«I migliori saranno costretti a emigrare»

Girolamo Grillo è originario di Vibo Valentia: «Anni fa fui minacciato per le cose che dicevo»

da Roma

«Guardo quei ragazzi con gli striscioni che scendono in piazza e chiedono legalità, è un bel segnale! Ma quando raggiungeranno il diploma troveranno un posto di lavoro in Calabria o saranno costretti ad emigrare?». Sono parole amare quelle di Girolamo Grillo, vescovo di Civitavecchia, calabrese. Un prelato che oltre alla teologia e agli studi biblici da giovane sacerdote si era specializzato in sociologia e aveva studiato le riforme fondiarie per aiutare la sua terra. Grillo ha appena mandato in libreria Un’eco che viene dall’anima (Marietti) quasi un romanzo psicologico dedicato alla questione meridionale.
Che cosa pensa dell’emergenza criminalità in Calabria?
«Penso che non sia un’emergenza, ma una situazione incancrenita, un fenomeno antico. Quando capitano questi fatti tutti si scoprono difensori della legalità, ma il calabrese che vive immerso in questa situazione ci crede poco alle risposte date sull’onda dell’emergenza».
Qual è, allora la risposta giusta?
«Un’opera di educazione a tutto campo, un intervento sulla società che faccia nascere una nuova classe dirigente. Non mi nascondo però che questo sia difficile da realizzare. Di fronte alla situazione della Calabria è più facile scappare: pare che i calabresi sparsi per il mondo siano quattro milioni. Mi piacerebbe che i ragazzi che sono scesi in piazza dopo l’omicidio del vicepresidente del Consiglio regionale potessero trovare facilmente lavoro nelle loro città».
È vero che quando si trovava nella sua regione lei è stato minacciato?
«È passato tanto tempo, posso dirlo. Sì, sono stato minacciato due volte, la seconda quando ero già vescovo».
Il motivo?
«Davano fastidio le cose che dicevo».