I milanesi ci chiedono fatti, non polemiche

La questione legata al centro islamico di viale Jenner sta sollevando dubbi e timori anche da parte di chi, in questi anni, non ha mai preso una posizione netta a favore di tutte le persone che vivono, o meglio sopravvivono, in una zona di Milano che di meneghino non ha quasi più nulla.
Un disagio continuo che supera regolarmente la soglia della tollerabilità in occasione della preghiera del venerdì, quando centinaia di fedeli invadono strade e marciapiedi antistanti il centro islamico, rendendo impossibile questa sorta di convivenza forzata. Inutile spiegare cos’è «viale Jenner», perché ormai questo quartiere è divenuto il simbolo della mancanza di integrazione. Una situazione che tutti conoscono ma che in troppi hanno deciso di ignorare. Fino a oggi.
Perché il ministro dell’Interno ha deciso che, dopo vent’anni, per i residenti della zona fosse venuto il momento del riscatto. Da questa considerazione, semplice e importante, ha avuto tutto inizio: il ministro che incontra il prefetto, le forze dell’ordine, le istituzioni e i cittadini, che stila il quadro della situazione per poi annunciare, con serietà e forza, che il centro chiuderà per la metà di agosto, con il comune di Milano che propone di spostare, temporaneamente, la preghiera del venerdì presso il Vigorelli. Un disegno equilibrato. Tutto ciò mentre la comunità islamica si impegna a cercare un’area opportuna dove potere effettuare il trasferimento definitivo del centro culturale.
Nel bel mezzo di questa strategia, qualcuno ha però deciso che la vicenda non poteva chiudersi in questo modo. E allora via con la polemica politica, rischiando di ridurre in fumo un procedimento difficile e delicato, come dire: non ci importa il risultato, non importa che i cittadini hanno vinto, l’importante è capire chi ha fatto goal... E qui che scatta l’errore. Perché il fatto che l’input sia partito dal ministro Maroni, che certamente non è né del Pdl né tanto meno del Pd e che sia stato seguito da qualche assessore regionale, colpevole di essere troppo leghista - come il ministro - ha suscitato qualche malumore. Si sa, è più facile criticare senza muovere un dito che assumersi il coraggio delle proprie azioni. E poi mica vorremmo accusare proprio ora le istituzioni di essere efficienti, rapide o vicine ai cittadini?
Il Vigorelli non è né la destinazione del centro islamico, né la panacea di tutti i mali, proprio perché rappresenta una soluzione temporanea. Questo è un punto fermo. Così come siamo decisi a rispettare la tabella di marcia che prevede a metà agosto la chiusura del centro. Il Comune ha messo a disposizione uno spazio, quello del velodromo, in maniera provvisoria e come Regione abbiamo dato tutta la nostra disponibilità a collaborare, fornendo anche un supporto tecnico in funzione dell’applicazione delle normative vigenti in materia urbanistica. Il resto sono solo chiacchiere...
*Assessore regionale al Territorio e Urbanistica