I milanesi doc: «Vogliamo un trattamento di favore»

Claudia Caselli

Milanesi increduli e arrabbiati, questa storia del ticket d’ingresso non piace quasi a nessuno, soprattutto ai residenti. Secondo il piano antismog, chi inquina di più è destinato a versare un pedaggio maggiore. Insomma, niente distinzione tra milanesi e pendolari, la discriminante resta la quantità di veleni emessi dalla propria auto, in base a questo criterio i guidatori sapranno di quanto alleggerire le loro tasche. Dal 19 febbraio si comincerà a pagare secondo i prezzi stabiliti dalla fascia sperimentale. In tutti i giorni festivi, tra le 7 e le 18, gli automobilisti, portafoglio in mano, saranno pronti a sborsare tra i 2 e i 10 euro per entrare in città.
Difficile incontrare pareri favorevoli, soprattutto adesso che l’estensione del pagamento tocca anche i residenti.
I meneghini doc, rivendicano un trattamento di favore e di maggiore considerazione nei loro confronti, visto che oltre a lavorare in città sono anche i primi ad usufruire dei servizi e ad arricchire il loro Comune. «Non faccio altro che pagare per vivere nella mia città», afferma il milanese Luigi Magarelli. D’accordo con lui la signora Vania F., che sottolinea che per viaggiare in città versa già la tassa di circolazione: «Non ho mica capito, adesso anche il ticket per entrare».
Tra i contrari c’è qualcuno che fa persino fatica a credere alla nuova normativa anti-smog, convinto fino a ieri che la cifra da pagare non fosse un salasso quotidiano ma una cifra da rilasciare saltuariamente: «Non ci credo. Pensavo fosse solo un versamento una tantum, una cosa del genere non è possibile», dichiara Giorgio Gorana.
Spiacente per i residenti, ma è tutto reale, ogni giorno, da febbraio, sarà verificato il corretto pagamento, ai varchi d’ingresso, lungo la cerchia ferroviaria.
Oltre alla scocciatura economica, è forte la preoccupazione per gli evidenti disagi che questo piano ambientalista provocherà. Al primo posto il timore che essendo in molti a lasciare la macchina in garage e a salire sui mezzi pubblici, il servizio Atm rischi di non dimostrarsi adeguato. «Un incentivo di 50 autobus è troppo poco. Già immagino la metropolitana nelle ore di punta». Tra i consigli, che somigliano di più ad invettive, c’è anche quello di pensare alla «questione parcheggi», soprattutto vicino alle zone del perimetro d’entrata. Nel gruppo degli arrabbiati, anche chi, come la signora Nicoletta Peron, ricorda che «sono altri i mezzi per evitare un eccessivo inquinamento, nuove tecnologie o macchine a gasolio per esempio».
A schierarsi non ci sono solo gli oppositori. Molti milanesi si mostrano esausti e stressati dall’inquinamento e dal traffico. Sono proprio loro a proclamarsi favorevoli. «Far pagare contribuirà a diminuire il numero delle auto in città», afferma Fortunato G. Altri vedono nel programma del sindaco Moratti un vero e proprio intervento risolutivo. «L’esperienza di Londra è stata positiva, non trovo giusta l’estensione anche ai residenti, ma con un provvedimento del genere, buoni risultati potrebbero registrarsi anche a Milano», spiega il giovane Vittorio A.
Qualche pretesa arriva anche dai sostenitori, Anna Specchia suggerisce: «Io appoggio la proposta per contrastare smog e traffico ma è fondamentale che le strutture si adeguino alla nuova situazione».
Cittadini agguerriti, dunque. Ma la maggioranza resta comunque contraria. Piuttosto che pagare la «tassa» in molti sostengono che sarebbero pronti a rinunciare quotidianamente alla propria auto per affidarsi ai mezzi pubblici. Resta la speranza di non ritrovarsi del tutto «a piedi».