I MILLE LINGUAGGI DI RADIOUNO

Il giorno in cui Bruno Socillo è diventato direttore di Radiouno, l’attenzione dei media - opportunamente sollecitata dai dioscuri dell’informazione del centrosinistra - si è concentrata sul fatto che il neodirettore della corazzata dell’informazione radiofonica venisse da una storia di destra e che la sua nomina fosse auspicata da Alleanza nazionale. Lui stesso, recentemente, in un’intervista al giornale specializzato .com, dedicato proprio alle dinamiche della comunicazione, ha ammesso: «Se alla direzione arriva un uomo di destra si pensa subito a un bavaglio per la redazione». La storia è andata diversamente. E, dopo lo scetticismo iniziale, Socillo può affermare tranquillamente: «In tre anni sono stato convocato in commissione di vigilanza sulla Rai una volta sola».
Ma non è certo questa la sede dove parlare di politica. Qui si parla di programmi ed è qui la vera scommessa vinta da Socillo: nella programmazione di Radiouno. Ovviamente, c’è roba buona che si alterna a programmi meno meritevoli di essere promossi, come è naturale in qualsiasi palinsesto, radiofonico o televisivo che sia.
Il punto centrale è un altro. La vittoria della Radiouno di oggi è tale perché sa usare linguaggi diversi, dedicati a pubblici diversi, alti e bassi, giovani e anziani. Interclassista nel senso più pieno che la parola sa avere. Eppure, quei linguaggi diversissimi arrivano spesso a segno. Una trasmissione classica come Tutto il calcio minuto per minuto, che della radio è quasi una bandiera, sta raggiungendo le vette di sempre, grazie anche alla crescita di alcune voci, su tutte quella di Emanuele Dotto.
Ma il meglio lo si ottiene con il reality-show radiofonico. Che, ovviamente, non ha nulla a che vedere con quelli televisivi: Il ComuniCattivo di Igor Righetti è un’immersione completa e quotidiana nel mondo della comunicazione. E va a segno, persino per i non addetti ai lavori. Anche qualche giorno fa ho avuto la fortuna di registrarne una puntata insieme a Marco Luci (in onda venerdì 23 alle 15,37) e, come sempre, mi sono divertito. Situazione ideale per arrivare bene anche agli ascoltatori.
In questo mix di alto e basso, ci sta benissimo un’altra scommessa stravinta da Socillo: le lezioni universitarie e i commenti costituzionali del professor Paolo Armaroli, sia su Radiouno che su GrParlamento. Qui si vola alto, ma Armaroli è capace di raccontare i discorsi di Piero Calamandrei alla Costituente (su tutti, quello del 4 marzo 1947) con il sorriso sulle labbra, riuscendo a far riflettere e a sorridere. Studenti e pubblico, se vogliono, interagiscono. E, a fine trasmissione, ci si sente più ricchi. Anche chi è allergico al diritto costituzionale. Anche chi sviene al solo sentire nominare la parola Costituente. Anche chi pensa che Calamandrei sia il nuovo terzino fluidificante del Bussoleno, raccontato da Dotto nello speciale Tutto il calcio dell’8 dicembre.
Trovate un nome a tutto questo. Io lo chiamo servizio pubblico.