I mille volti di Irene Fornaciari

Bussa alla cambusa creativa di papà Zucchero, poi rifà a suo modo pagine dei Moody Blues e addirittura di Asha Puthli, cantante indiana in auge trent’anni fa, ma si impegna anche come autrice: e mette al servizio di tutto questo la sua voce salda e lucente, il suo amore per la tradizione nero-americana ma anche le radici padane del suo stile. Come del resto s’addice alla figlia di Zucchero. Donde, in calce alla acclamata partecipazione sanremese, un notevole secondo album di Irene Fornaciari, fresco di giovanile attualità e tuttavia fedele a ricordi remoti, ma mai giubilati: l’epopea Motown, la memoria degli anni Sessanta e Settanta cui d’altronde allude il titolo del disco, Vintage baby. Al quale Zucchero contribuisce con tre belle pagine, e il resto è conseguente: intenso rhythm and blues imparentato con un pop fresco, agile, di classe.