I minerali delle Alpi? Pezzi da museo

Esposti campioni di grande valore, provenienti da tre regioni

Roberto Zadik

Ammirare forme e colori degli splendidi cristalli alpini passeggiando per il Museo di Storia Naturale. Chi vuol saperne di più su queste «gemme» dei nostri monti è accontentato dalla mostra «I tesori mineralogici delle Alpi italiane». Per vederli non serve partire per la montagna, basta andare in corso Venezia 55. Fino al 31 gennaio, la struttura, ospita l'esposizione organizzata dal Gruppo mineralogico lombardo, in occasione del quarantesimo anniversario dalla sua fondazione.
E così, al costo di 3 euro, (biglietto ridotto 1,50) dal martedì al venerdì (9-18), ad esclusione del primo gennaio giorno di chiusura, i milanesi possono vedere vere e proprie meraviglie della natura: pregiati esemplari e rarità tratte da una serie di collezioni private in un'iniziativa unica nel suo genere. La mostra, infatti, propone tante sorprese e curiosità.
Come il berillo bianco della grandezza di 22 centimetri proveniente da Colico, località nelle vicinanze di Lecco, le acque marine ritrovate in Val Codera, vallata dallo splendido paesaggio situata nel comune di Novate Mezzola in provincia di Sondrio, ori e coloratissimi cristalli di varie grandezze e tonalità presenti in Val Vigezzo, dalle parti di Verbania. Questi sono solo alcuni campioni di una rassegna che comprende minerali di grande valore geologico e orografico raccolti, tra Lombardia, Piemonte e Val d'Aosta e classificati per tipo e provenienza.
Ad esempio, una sezione riunisce preziosi esemplari di andraditi demantoidi, cristalli rinvenuti per la prima volta da un gruppo di studiosi nel 1894 nei giacimenti della Val Malenco. Oltre a ciò interessanti sono anche i quarzi del Monte Bianco. Questi ultimi si presentano come dei limpidi cristalli caratterizzati dalla non comune brillantezza noti, tra gli esperti, per essere tra i minerali più appariscenti delle Alpi italiane.

Notevoli anche i campioni di oro valdostani della Val d'Ayas, ritrovati nella cava di Brusson, sulle pendici del Monte Rosa, i quarzi e le ametiste provenienti dalla miniera di Traversella, nelle vicinanze di Torino, e soprattutto le cafarsiti, abecasiti e cervandoniti reperiti sul monte Cervandone in Val d'Ossola. Si tratta di minerali molto particolari contenenti arsenico e rinvenuti nel nostro Paese per la prima volta a livello mondiale.
Sempre dallo stesso monte provengono i cristalli di atanasio, a base di titanio, presenti con frequenza sulle Alpi ma quasi mai in campioni significativi, mentre della Val Brembana, in provincia di Bergamo, sono gli splendidi esempi di fluoriti, che devono il loro nome all'elevata concentrazione di fluoro nella loro composizione.
Infine, sono da segnalare gli ortoclasi e i quarzi appartenenti alla zona di Baveno, sul lago Maggiore, tanto definiti nelle loro forme da sembrare «piccole sculture», e la spessartina minerale di colore grigio che si trova in Val Bregaglia, punto di collegamento tra la Valchiavenna e la Svizzera.

Ma in corso Venezia sono esposti anche molti altri «tesori», provenienti da zone del tutto diverse da quelle alpine, e che fanno parte delle collezioni museali. A cominciare dai gessi e dalle ematiti toscane, o dai pezzi isolani come gli zolfi dalla tonalità giallo-ocra e le aragoniti originari della Sicilia e composti da vari rettangoli e prismi incastonati tra loro. Dalla Sardegna, e più precisamente dai dintorni di Iglesias, vengono le fosgeniti minerali tra il grigio e il nero simili a statuette.
Parte di quanto esposto supera anche i confini nazionali e continentali. Come i cristalli brasiliani e del Madagascar dalle suggestive sfumature ambrate e violacee, i campioni di titanite color verde spento e lo splendido quarzo trasparente proveniente da un giacimento minerario del Kosovo.