I minibus per disabili? Sono stati nascosti

L’eterno ritorno dell’uguale: certe situazioni sgradevoli sembrano destinate a riproporsi nel tempo, assumendo a tratti i connotati della beffa. A fine febbraio su queste pagine abbiamo documentato la situazione di totale abbandono in cui versavano almeno sedici minibus elettrici, lasciati in balia della calura e delle intemperie nel deposito di Grottarossa. Tutte vetture nuove, non inquinanti, ideali per muoversi in vie strette e attrezzate per il trasporto di disabili. Il giorno seguente all’uscita della notizia furono proprio i disabili a insorgere di fronte all’ennesima anomalia del trasporto romano, condita da uno spreco evidente di denaro pubblico. Mentre Atac si preoccupava con un lapidario comunicato di scaricare tutta la responsabilità della vicenda su Trambus, unica ad avere «piena disponibilità e titolarità all’utilizzo» dei bus, due Onlus di ciechi hanno reclamato l’apertura di un’indagine amministrativa. Come spiegare centinaia di richieste di assistenza inevase per scarsità di mezzi, di fronte a fatti che palesemente dimostravano il contrario?
Di risposte e azioni ufficiali nessuna traccia, almeno fino a quando è intervenuta Striscia la notizia che, con le sue telecamere, ha fatto visita al deposito di Grottarossa. Non si è trattato però di un blitz a sorpresa. A fare gli onori di casa di fronte alle telecamere del programma satirico di Antonio Ricci c’era Raffaele Morese, presidente di Trambus, che si è preoccupato di gettare acqua sul fuoco. A suo dire l’inutilizzo era legato a problemi di ricarica delle batterie ma, guarda caso, solerti tecnici avevano già messo tre mezzi in condizioni di funzionare. Nel giro di poche settimane eguale trattamento sarebbe toccato all’intero parco di vetture.
Da quel giorno gravido di promesse sono passati più di tre mesi. E i minibus non hanno ancora iniziato a circolare. La polvere, a quanto pare, non è stata raccolta e gettata via ma, come spesso succede, spazzata alla rinfusa sotto il tappeto. E il tappeto si trova sempre lì, nel famigerato deposito di Grottarossa. Al coperto, forse per tenerli lontani da occhi indiscreti, sono parcheggiati con grande cura almeno dieci Mercedes Sprinter: di questi sette sono disposti su due file da un lato del locale, tre sono affiancati a spina di pesce sull’altro. Il deposito ricorda tanto un cimitero d’elefanti ed è pieno di casse, scatoloni, materiale imballato, sedili, blocchi motore, cartoni sparsi alla rinfusa, ferraglia e ciarpame vario. In mezzo saltano agli occhi quei veicoli a strisce verdi e bianche, ancora lucidi e privi di segni d’usura. Un’occhiata al loro interno e si nota subito l’equipaggiamento per il trasporto dei disabili. Ma saranno gli stessi di quelli lasciati all’aperto qualche tempo fa? Se proprio ci si impegna a essere maliziosi e si vanno a confrontare le targhe e gli identificativi sulle fiancate con quelli delle foto di febbraio, in molti casi il riscontro c’è.
Quanto tempo occorre per ricaricare le batterie di mezzi che, nonostante il lungo periodo di inattività, hanno un chilometraggio risibile? A che serve sostenere spese ingenti per acquisti utili alla cittadinanza, se questi poi vengono lasciati in blocco a marcire? A quali voli pindarici si affiderà stavolta Trambus per giustificarsi? Certe domande sembreranno forse retoriche, ma tutte attendono una risposta. Da troppo tempo.