I ministri di An per il boicottaggio: «Niente partita fra le due nazionali»

RomaBoicottare l’amichevole Italia-Brasile del 10 febbraio per dare un segnale al governo Lula. Trasferire sul terreno di gioco la protesta per il modo in cui il nostro Paese è stato caricaturalmente rappresentato dai fan di Battisti a Brasilia. Ancora una volta - dopo il dibattito sulle Olimpiadi cinesi - lo sport si contamina con le querelle politiche, e addirittura con la memoria rovente degli anni di piombo. Ancora una volta, a trasferire una contesa internazionale sul terreno dei simboli è l’iniziativa di due ministri di An, Giorgia Meloni e Ignazio La Russa.
Biglietto buttato. Il ministro della Difesa (nonché reggente di An) inserisce l’evento calcistico nel mirino, anche sul piano personale, e chiede di «annullare quell’appuntamento». Spiega: «Non mi pare il caso di fare nulla di amichevole con un Paese che lascia circolare sulla spiaggia di Rio un terrorista: io avevo già i biglietti ma non ci andrò». Gli fa eco la Meloni: «Mi pare sensato annullare l’amichevole, per evitare che l’incontro si trasformi in un momento di tensione con il popolo brasiliano che non c’entra nulla con un governo e un ministro della Giustizia incompetenti e indulgenti».
Listati a lutto. E poi, la Meloni fa un’altra proposta di forte rottura sul piano dell’immagine: «C’è bisogno di rappresentare agli occhi del governo brasiliano il sentimento di amarezza degli italiani. Da questo punto di vista, l’iniziativa più giusta sarebbe far indossare ai nostri calciatori il lutto al braccio in ricordo delle vittime di Battisti per solidarietà nei confronti dei loro familiari». Anche il vicecapogruppo del Pdl alla Camera, Italo Bocchino, si unisce ai due compagni di partito: «Dopo lo sgarbo diplomatico e l’atto giuridicamente incomprensibile del governo di Lula non è campata in aria la tesi di chi sostiene che la nazionale italiana dovrebbe rifiutare di giocare l’amichevole con la squadra del Brasile».
«Boicottare la Francia». Nel cortocircuito della polemica è curioso notare come sulla linea del boicottaggio converga con trasversale ironia un deputato di primo piano del Pd come Ermete Realacci. Con una variante: «Il Brasile ha sbagliato a negare l’estradizione a Battisti ed è giusto che l’Italia metta in atto tutte le azioni necessarie per far sì che questo accada. Ma cosa c’entra mettere in discussione Italia-Brasile? Se questo fosse il criterio - aggiunge - il nostro Paese, in tutti questi anni, avrebbe dovuto rinunciare a tutte le partite che si sono disputate con la nazionale francese».
Il «pompiere azzurro». Chi invece getta acqua sul fuoco è il portierone della nazionale Gigi Buffon (ma non era quello di «Boia chi molla» sulla maglia?). Oggi l’azzurro stila un commento che pare dosato con il bilancino: «Non entro nel merito politico della vicenda Battisti, che pure seguo con attenzione - sottolinea Buffon -. La vicenda va risolta dai politici, non da noi calciatori: ho letto quel che è successo in questi giorni. È una vicenda da non sottovalutare. Ci deve essere rispetto tra i due Paesi, il Brasile dovrebbe ascoltare le ragioni dell’Italia, e viceversa. Ognuno ha le sue». Ma in serata anche il ministro degli Esteri Franco Frattini si mostra cauto: «Noi non ce l’abbiamo con il popolo brasiliano - spiega -, abbiamo un problema con le autorità brasiliane che vogliamo risolvere. Ma non si devono penalizzare i tifosi e non si deve mortificare lo sport. Una cosa è fare quello che dobbiamo per riportare in Italia Battisti, altra è non fare la partita. Non c’entra niente».