I ministri trovano Expo nel pantano

Tre contro quattro. Passato, presente e futuro che si incontrano e s'incrociano. Poker del governo Renzi. Tris della municipalità milanese. Da una parte i ministri Dario Franceschini (Cultura), Federica Guidi (Sviluppo economico), Maurizio Lupi (Infrastrutture) e Maurizio Martina (Agricoltura). Dall'altra il governatore Roberto Maroni, il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, il commissario di Expo Giuseppe Sala. Ma anche Pisapia che incontra Lupi. Forse il futuro. È sempre più insistente la voce di una candidatura Lupi alle prossime Comunali. Ma anche il passato. Il sindaco e un ex assessore. Lupi guidò Territorio, edilizia privata e arredo urbano nella giunta Albertini. E ancora Martina, già segretario regionale del Pd lombardo che ritrova il lumbard Maroni su fronti opposti. Oggi Martina rappresenta il centralismo governativo e Maroni la Lombardia. L'opposto di qualche anno fa.
Provenienze trasversali. L'area cattolica di Lupi e Franceschini, la provenienza confindustriale di Federica Guidi, figlia di quel Guidalberto già presidente degli imprenditori, il sinistro Martina con un passato Ds e l'oltranzista Pisapia che mai ha negato le sue simpatie ultrà. E l'autonomista Maroni. Arco costituzionale rispettato.
Con questi presupposti, dal vertice di oggi potrebbe uscire di tutto. Expo è impantanato. Questo è il problema. Sul tappeto questioni economiche. Milano e la Regione battono cassa. Il decreto «Salva Roma», votato venerdì, include 25 milioni a Milano per le spese di Expo. E fin qui si passa all'incasso. Forse. Perché alla Lombardia serve l'urgente approvazione dei finanziamenti per il trasporto pubblico locale che - tra regione e capoluogo - arrivano a 70 milioni. Voce che comprende Tangenziale est esterna, Pedemontana, metrotranvie e linea 4 del metrò. In aggiunta ci sono le cosiddette «city operations». Leggasi, le attività che consentiranno alla città di ospitare i venti milioni di visitatori previsti il prossimo anno. Dalla sicurezza - agenti da sguinzagliare - alla cultura, servono 130 milioncini. La lista non finisce qui. Expo batte cassa anche per quei 60 milioni di euri venuti a mancare per la decisione della Provincia di sfilarsi dall'azionariato. Palazzo Isimbardi ringrazia e passa la mano, ma quella mano non è finita nel blocchetto degli assegni. Risultato, un buco. Il governo, così entusiasta di subentrare all'ente di via Vivaio, ora dovrà metterci i soldini e ripianare l'ammanco.
Ma non saranno solo i soldi a farla da padroni. Del vertice, s'intende. C'è anche il meteo. E siccome la troika Maroni-Pisapia-Sala non potrà certo esordire con un «Piove, governo ladro», dovrà fermarsi a dire «Piove». E se da un lato questa non è una novità - piove quasi ogni giorno da mesi - la notizia sta nel fatto che l'acqua caduta su Milano è stata il quadruplo della media di ogni inverno qualunque. Ne consegue che il terreno è ormai una fanghiglia in cui le ruspe non riescono più a scavare e i cantieri - benché dotati di pompe e di tutto l'occorrente - sono spesso fermi. I lavori devono accelerare. Occorre una corsa contro il tempo. Il rischio che si arrivi al D-day con opere pubbliche ancora incomplete è un incubo più che un'eventualità da considerare.