I ministri vogliono gli studenti solo se fanno scena muta

Una ventina di giovani contesta Padoa-Schioppa, aula semivuota per Amato

Vogliono gli studenti in platea. Ma disciplinati ad ascoltarli, mica a protestare. E se lo fanno la polizia li ferma e li scheda. Perché ai «sinistri» ministri del governo Prodi non piacciono le contestazioni. E delegano le forze dell’ordine a tener lontano chi manifesti anche il più civile dissenso. Salvo poi a lamentarsi quando, complice una scaletta non proprio entusiasmante, si trovano davanti le poltroncine vuote. È andata così anche ieri, con il responsabile dell’Interno Giuliano Amato tutt’altro che soddisfatto dopo la visita in città. L’ennesimo lunedì milanese, diventato una specie di happy hour per ministri ormai habitué della visita a inizio settimana. Molte parole e pochi fatti, una passerella a favore di tivù e fotografi in quella che evidentemente a Roma considerano una specie di landa desolata ai confini dell’impero. «Come professore - si è pubblicamente lamentato Amato ieri mattina alla Statale al convegno sulle Authorities -, mi mette a disagio parlare all’Università senza gli gli studenti. E il fatto che vengano considerati una categoria pericolosa. Cercherò di capire il perché». La spiegazione è semplice. I ministri ricevono fischi e insulti ogni volta che si avvicinano agli universitari. E allora, per evitare incidenti, gli organizzatori avevano riservato l’aula ai soli invitati. Fosse servita una riprova, i cori nel pomeriggio contro Padoa-Schioppa alla Bocconi. «Prima la finanza creativa, ora la finanza cretina», lo striscione di benvenuto civilmente srotolato dai giovani di Azione universitaria. Risultato? Fermati e identificati dalla polizia. Cari ministri, mettetevi d’accordo.