I misteri della massoneria sulle note del Flauto magico

«L’idea principale: entrare con coraggio in questo tempio». Così si è espresso ieri il maestro Roland Böer, in occasione della presentazione de Die zauberflöte (Il fluato magico) di Mozart, in scena alla Scala da domani (ore 20, info 02.72003744, www.teatroallascala.org) fino al 3 aprile. Per Böer, tedesco dell’Assia, classe 1970, affabile, simpatico e padronissimo della lingua italiana, quello di domani sarà infatti il suo debutto nel «tempio della musica» per antonomasia. Un debutto tutt’altro che anonimo, «gemellato» con un’opera, Il flauto magico appunto, dai connotati davvero speciali per genesi e struttura, proposta in questo nuovo allestimento coprodotto da Théâtre Royal de la Monnaie di Bruxelles, Teatro San carlo di Napoli, Opéra de Lille e da Théatre de Caen. Un flauto magico reso ancora più intrigante (e atteso) dalla regia, affidata a William Kentridge, poliedrico artista sudafricano di cui tra l’altro è in corso, proprio in questi giorni, una mostra a Palazzo Reale.
Su quest’opera in due atti, scritta dall’autore a pochi mesi dalla morte e rappresentata per la prima volta a Vienna il 30 settembre 1791, si sono versati i proverbiali fiumi d’inchiostro. Le ragioni sono tante. Ma quella che quasi certamente fa aggio su tutte le altre rimanda alla genesi (e alla susseguente struttura nonchè ai contenuti) dell’opera stessa. Un’opera intrisa di simbologia massonica, che anzi «segue il rito tradizionale dell’illuminismo massonico», come ha sottolineato Böer, concepita e nata attorno a quell’interesse sui misteri egizi sui quali la loggia della massoneria di Vienna, cui Mozart era legato, proprio in quell’epoca indagava. Non a caso, l’ambientazione, sia pure temporalmente indeterminata, ha come sfondo un Egitto immaginario, nella quale si inseriscono i personaggi che giocano la loro partita sul filo sottile, inconsistente e impalpabile che divide, come una cesoia, il mondo del male e del bene, della menzogna e della verità, delle tenebre e della luce, dell’ignoranza e della conoscenza. Insomma, un mondo magico e reale insieme, che in un abile impasto riesce a concordare diverse forme musicali e altrettanti elementi culturali, in un prodotto teatrale dal grande equilibrio e dall’indubbio fascino. Così, se sul «fronte» culturale si alternano in coerente successione i temi del fiabesco e del meraviglioso (flauto e glockenspiel, ovvero carrilon, dalle proprietà magiche, montagne che celano ambienti fantastici, apparizioni varie e continue di animali e genietti), dell’illuminismo e del giusnaturalismo (uguaglianza dei diritti dell’individuo, aspirazione dell’uomo alla saggezza e alla giustizia, così come alla ragione e a un rapporto armonico con la natura), della massoneria (riti iniziatici per accedere ai misteri e alla luce, invocazione delle divinità egizie Iside e Osiride, simbologia varia con particolare riferimento ai numeri e alla misteriosofia), nonchè della semplicità e umiltà popolaresca, del comico e del buffo; su quello musicale si gioca attorno al Lied viennese, al Corale luterano, all’Aria italiana. Il tutto condito da un recitativo diffuso, che i questo allestimento è stato smorzato e limitato anche per motivi di comprensione linguistica (l’opera, cantata in tedesco, ma con provvidenziale traduzione in italiano disponibile sui display, sarà trasmessa in diretta su Rai 5 e su Radio Rai 3). Grande apprezzamento da parte di Böer sia per gli interpreti (dalla giovane «ma già esperta del ruolo» soprano russa Albina Shagimuratova nei panni della Regina della Notte al tenore albanese Saimir Pirgu, al debutto nel ruolo di Tamino), che per l’orchestra. C’è un solo italiano nel cast di questo Flauto magico. E’ Alex Esposito, trentacinque anni, bergamasco, il primo baritono italiano della storia scaligera a cantare Papageno in tedesco. E’ un cantante abituato ad abbattere barriere. Per esempio, ci volle tanta determinazione per abituare il concretissimo papà, muratore e poi edile, all’idea che avrebbe vissuto di arte. «La musica era un hobby, e quando fu chiaro che sarebbe stata la mia professione, iniziarono le incomprensioni familiari. Ora, in compenso, i miei genitori sono tra i primi sostenitori». Forse perché, con altrettanta concretezza, questo basso/baritono mozartiano ha rincuorato tutti, mettendo in fila spettacoli nelle sedi più esclusive: dopo questo Papageno, lo aspettano, i teatri di Monaco e Vienna.