Tra i moderati solo Rutelli si espone: «I terroristi non ci condizioneranno»

Il leader della Margherita: l’agenda del governo non sarà modificata. Prodi vago: «La nostra posizione resta la stessa»

a Roma

«Deve essere chiaro a tutti che l’agenda dell'Italia in Irak non è mai stata e mai sarà determinata né modificata dai gesti criminali dei terroristi». In un centrosinistra incapace di prendere una posizione univoca è il presidente della Margherita, Francesco Rutelli, a scegliere il tono più fermo e ad usare parole che non danno adito ad equivoci dopo la strage in Irak. Rutelli esprime «profondo dolore e cordoglio» ai familiari delle vittime e ai vertici dell'Arma dei Carabinieri e dell'Esercito di fronte «a questo gesto orribile e vigliacco, che è costato la vita ai nostri ragazzi e a un militare rumeno» ma aggiunge che il vile attacco terroristico non può in alcun modo condizionare le scelte del futuro governo in politica estera.
Non appare così determinato il leader dell’Unione, Romano Prodi, forse nel timore di andare subito allo scontro aperto con i suoi alleati di estrema sinistra. Prodi ribadisce: sul ritiro delle truppe italiane dall’Irak «la nostra posizione non cambia» ed in effetti «non è nemmeno lontana da quella che, oggi, sta esprimendo il governo italiano» che parla di ritiro per la fine del 2006. Prodi è sempre stato contrario all’intervento in Irak e ora, assicura, la posizione del centrosinistra non cambierà. «È una posizione lungamente meditata e definita in questi tre anni. -dice il Professore- Ritenevamo e riteniamo che siano diverse le vie per costruire la democrazia in Irak. La situazione in quel Paese è andata sempre peggiorando. La nostra posizione, per altro, non è affatto diversa da quella che oggi sta esprimendo la maggioranza dell'opinione pubblica americana e non è nemmeno lontana da quella che, oggi, sta esprimendo il governo italiano quando dichiara di ritirarsi entro la fine del 2006». Il leader dell’Unione insomma cerca di evitare il muro contro muro con i suoi alleati restando sul vago.
Gli uomini più vicini a Prodi ribadiscono che «il calendario per il ritiro delle truppe sarà presentato prima possibile» anche se si precisa che il ritiro non sarà «un disimpegno» completo dall'area.
Proprio su questo punto, assicurano ancora da Piazza SS. Apostoli, «c’è la massima convergenza dell’Unione». Anche il segretario della Quercia, Piero Fassino, è per il ritiro delle truppe, come tutti nel centrosinistra ma evita di entrare nei dettagli. «Questo attentato non può che essere ulteriore ulteriore fonte di preoccupazione per lo scenario che dipinge dell’Irak, scenario peraltro non sconosciuto visto il ripetersi di attentati, anche contro civili», osserva Fassino.
Il segretario dei Ds parla di esistenza di «un alto tasso di precarietà che bisogna cercare di stabilizzare il più presto possibile, accelerando il passaggio di poteri alle istituzioni irachene». Secondo Fassino, questo passaggio deve concretizzarsi entro il 2006, «favorendo il processo di stabilizzazione» della realtà irachena. Nell'immediato futuro - ha detto ancora il segretario dei Ds - «noi vogliamo caratterizzare la presenza italiana sotto il profilo civile, economico e di sicurezza».
Clemente Mastella prima di tutto esprime «solidarietà alle famiglie, all'esercito e ai carabinieri» poi sulla questione del ritiro osserva come sia in questo momento « fuori luogo discutere se stare o non stare». Sarà il prossimo governo a decidere ovvero, prosegue «sarà Prodi al governo a valutare in maniera responsabile e collegiale» il da farsi.
Il presidente della Quercia, Massimo D’Alema sottolinea come anche questo attentato confermi «la tragedia di un paese dove per la guerriglia e il terrorismo appare piuttosto lontana la prospettiva di una pacificazione che fin qui non è stata garantita».
Riguardo il ritiro del contingente italiano dall’ Irak, D’Alema conferma la volontà dell' Unione di «mettere in calendario, al momento in cui si insedia, il rientro in base ad un impegno preso con gli elettori». Niente date però neanche per lui.