I moderni Adamo ed Eva persi nell’America dei sogni

Allo Strehler Lavia dirige e interpreta «Chi ha paura di Virginia Woolf?»

Enrico Groppali

Sono passati quarantatré anni da quando, nel loro inferno dove i ricordi annegano nel whisky, Martha e George si divertivano a smontare l'ipocrisia e il conformismo di una coppietta di sposi novelli in cui scorgevano i segni premonitori dell'abiezione. Per non parlare di tutti gli interpreti che, in anni ed anni, hanno tradotto fino all'esasperazione la rabbiosa tenerezza di quel duetto nei tic degli alcolisti di O'Neill e negli scontri erotici di Blanche e Kowalski prima che il Desiderio di Tennessee Williams venisse azzerato nel tempio dell'alienazione. Come accadde alla coppia sovrana delle lettere americane da cui Albee mutuò l'idea di Chi ha paura di Virginia Woolf?, ossia agli eroi della generazione perduta Zelda e Francis Scott Fitzgerald.
Solo oggi la commedia è stata assunta a metafora del declino dell'impero americano come ha fatto Gabriele Lavia. Che non a caso, partendo dal tragico scompenso della cellula familiare da lui esemplato nell'Avaro, ha commissionato a Carmelo Giammello una variazione sul tema del precedente spettacolo. Dove, al posto della barca sfasciata dalla tempesta scorgiamo con raccapriccio il bunker dei giochi infantili del figlio immaginario di Martha e George quasi sommerso dalla sabbia di un deserto da cui emergono i relitti del welfare: dal juke-box dei sogni in technicolor alla fuoriserie che un tempo uccise James Dean, fino alle scale antincendio di West Side Story e al grappolo mostruoso di televisori a circuito chiuso che oscillano da un albero scheletrico come negli horror di Wes Craven.
Una tesi di grande intelligenza critica dove l'America di Arthur Miller affoga nel baratro senza scampo di Purdy e nelle morbose atmosfere di Faulkner da cui emergono gli ultimi Eva ed Adamo: un Lavia che rifà da maestro gli impressionanti deliri dell'uomo-Strindberg e una Mariangela Melato che, con atroce sarcasmo, cita se stessa ai limiti della parodia. Anche se tanta intelligenza meritava di essere esercitata su ben altre Bibbie teatrali a cominciare da Torniamo a Matusalemme del vecchio Shaw.
CHI HA PAURA DI VIRGINIA WOOLF? - di Albee. Regista e interprete: Gabriele Lavia. Con Mariangela Melato, Emilio Iovine e Agnese Nano. Milano, Teatro Strehler, fino al 30 maggio. Genova, dal 3 al 18 giugno