I monaci criticano l’Onu: le parole non bastano

«Ogni giorno arresti e uccisioni Dobbiamo agire per assicurarci che la smettano»

I Grandi del mondo trattano al Palazzo di Vetro dell’Onu per trovare un compromesso sui contenuti della dichiarazione di condanna della giunta militare birmana che permetta di ottenere l’unanimità dei 15 membri del Consiglio di Sicurezza. Facile con questa prospettiva, e conoscendo le posizioni di Paesi come Cina e Russia che dispongono del diritto di veto, immaginare che quello che sarà partorito sarà un testo relativamente annacquato e prudente.
Non hanno dubbi al riguardo i monaci buddhisti che sono stati protagonisti delle proteste antigovernative delle scorse settimane in Birmania, poi represse con la violenza dai militari. Una loro delegazione, nel classico mantello color ruggine, era presente ieri a New York per ascoltare la relazione al Consiglio di Sicurezza di Ibrahim Gambari, l’inviato dell’Onu reduce da quattro giorni di missione nel loro Paese. Le critiche dei monaci sono state dure ed esplicite.
«Le parole non bastano, bisogna agire - ha detto un portavoce -. Ogni giorno attaccano i monaci e uccidono chi è contro il governo. Non abbiamo tempo per parlare. Dobbiamo fare qualcosa per assicurarci che la smettano». I rappresentanti dei religiosi birmani hanno ascoltato da un’area riservata al pubblico il rapporto di Gambari, che ha descritto una situazione in Birmania «inaccettabile» e richiamato il governo militare alla necessità di liberare tutti i detenuti politici.
Le critiche dei monaci sono giunte nel giorno in cui, in trenta città di tutto il mondo, si sono tenute manifestazioni a sostegno dell’opposizione alla giunta al potere da quasi mezzo secolo in Birmania. A Londra, dopo aver ricevuto una rappresentanza dei dimostranti (diecimila secondo gli organizzatori), il premier britannico Gordon Brown ha detto di volere che l’Unione europea imponga al regime ulteriori sanzioni «per mettere assolutamente in chiaro che non tollereremo gli abusi che sono avvenuti». Brown si è impegnato a mantenere «una pressione per il cambiamento», anche bloccando gli investimenti.
Ieri i rappresentanti del partito Nld di Aung San Suu Kyi hanno espresso un cauto apprezzamento per le modeste aperture del regime verso la loro leader carismatica, ma nelle stesse ore i generali hanno mandato anche un chiaro segnale negativo: la rete internet è stata nuovamente oscurata durante il coprifuoco.