Dopo i mondiali L’attacco agli Usa

La marea avanza. Sempre più gialla, nel senso dell’oro e non solo del colore della pelle. I mondiali di nuoto hanno certificato la nuova vita, la nouvelle vague della Cina del nuoto, lontana da quelle miracolistiche prestazioni degli anni novanta annaffiate dal doping. Fecero scandalo Roma ’94 e Perth ’98, quando Yuan Yuan venne trovato all’aeroporto di Sidney con l’ormone della crescita nel bagaglio, nello stile vecchia Ddr. Fino a prova contraria, oggi la Cina nuota pulita (più pulita), tanto da permettersi la celebrazione di un’icona che guidi il suo futuro nello sport. Passato l’inarrivabile Li Ning, re della ginnastica a Los Angeles ’84 (6 medaglie), ritirato dall’attività il grattacielo Yao Ming e passato agli archivi il divo degli ostacoli Liu Xiang, ecco il re del nuoto, Sun Yang, l’uomo che ha strappato agli australiani i segreti del mezzofondo ed anche il mitico record di Grant Hackett nei 1500 metri, dopo aver vinto anche gli 800 sl. Sun Yang sarà il nuovo spot d’immagine della Cina, operazione di grande peso per il poveretto che dovrà reggere sulle spalle l’attesa di una Olimpiade.
L’evoluzione cinese del nuoto si compendia con l’eterno dominio nei tuffi(stavolta hanno vinto tutte e dieci le medaglie d’oro), con il nuoto sincronizzato e con la prima volta nella pallanuoto rosa: prima finale, e argento, con l’arrivederci alle prossime puntate, leggi Londra 2012. Nuoto, ma non solo nuoto. Uno studio del Coni ha comparato i medaglieri dei campionati del mondo di ogni sport, in ottica olimpica, e per ora il tabellone vede in testa appunto i cinesi che si sono guadagnati 97 podi (36 ori), contro i 76 Usa (33 ori). Giusto per capire, l’Italia è ottava: 30 podi(12 ori).
Lo hanno ridefinito «Fei Yu», che vuol dire pesce volante, e tale continuerà ad essere Sun Yang. Lo descrivono intelligente e sensibile, ma per diventare un grande del nuoto ha dovuto espatriare. Ed è questa la filosofia vincente dei cinesi: acchiappare preparatori stranieri o mandare i rampolli all’estero. Non mettono limiti, evitano tutte quelle difficoltà burocratiche che nel passato hanno frenato grandi atleti. Serve espatriare? Andate! Servono danari? Ci sono. Sun Yang ha passato mesi a Brisbane, in Australia, alla corte di Dave Cottarel, l’ex tecnico di Hackett. Sveglia alle quattro del mattino, 10 ore di lavoro al giorno. Wu Peng, bronzo nei 200 farfalla, uno che nel corso della stagione ha battuto anche Phelps, è andato a scuola negli Stati Uniti. Allenarsi all’estero è una ragione di vita sportiva, ma pure di sopravvivenza esistenziale. Ben diverso lavorare nei colleges e nelle scuole americane rispetto ai collegiali in terra patria. Il lavoro è duro ma più rilassato e meno oppressivo.
Fino ad oggi le donne cinesi tenevano botta: a Shanghai, Jiao Liuyang ha vinto i 200 farfalla, Ye Shiwen i 200 misti, Thao Jing i 100 dorso. Sono state la cornice nella quale si è infilato Sun Yang, secondo uomo d’oro della patria natatoria, dopo gli 800 sl vinti da Zhang Lin a Roma 2009. Ma le ragazze hanno solo problemi di tecnica, gli uomini anche di stazza. Dicono: «È il primo handicap, altezza e peso, raro averne intorno ai due metri come serve oggi e come hanno gli americani». Eppure il nuoto cinese è già la seconda forza mondiale: a Shangai 14 medaglie contro 29 Usa. Un bel passo avanti: 10 anni fa a Fukuoka le medaglie erano sette, a Roma sono state 10. Nel medagliere totale la Cina ha battuto gli Usa (36 a 32). Ma a Londra sarà un’altra storia, lo dicono i suoi tecnici. Minaccia o timore? Vedremo.