"I mostri di Risi e Monicelli erano finti, i nostri sono veri"

Abatantuono alla presentazione del remake dei film con Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman: racconta anormalità reali. Il regista Enrico Oldoini: "Gianmarco Tognazzi ha rifiutato il ruolo perché voleva il nome in cartellone"

Roma - Non si riesce più a digerire nulla, senza l’Alka-Seltzer della polemica? Preceduto e seguito da diatribe, I mostri oggi di Enrico Oldoini (da venerdi nelle sale) pare un pesce molto grosso, nella cui scia nuotano pesci-pilota, pronti a mordere, agitando le acque. Così il regista mette le mani avanti, per farla finita con la questione filologica (coinvolgere, cioè, Alessandro Gassman e Gianmarco Tognazzi nella sua rivisitazione de I mostri uno e due: quello del 1963, firmato da Dino Risi, e quello del 1977, ad opera della troika Risi-Scola-Monicelli), nata dall’esclusione dal cast dei due attori figli-di. «Nessuno detiene il copyright del titolo», chiarisce il cineasta e sceneggiatore di vari film di successo. «Ho cercato di parlare con Gianmarco Tognazzi, attraverso un amico comune, ma non ci sono riuscito. A Gianmarco è stata offerta una parte, in questo film, ma non ha accettato, perché voleva il nome in cartellone. Cosa impossibile per chi recita in un solo episodio, come Neri Marcorè, per esempio. In ogni caso, credo che il suo sfogo sia stato esasperato dai media». Amen. In effetti, s’era scatenato Tognazzi jr., rilasciando cadenzate interviste a base di rabbia, perché sia lui sia Gassman jr. pare stessero lavorando, da anni, a un remake-omaggio, interpretato da loro stessi negli identici ruoli che furono dei padri. Travisati o meno, quegli sfoghi hanno fatto testo e magari non tutto il male viene per nuocere, quanto al riscontro mediatico: Gianmarco ha appena lanciato il sito dedicato al più noto genitore e ad aprile sarà nelle sale, con un film sulla cocaina (Polvere). Più distaccato, Alessandro Gassman (ora al Teatro Eliseo) aveva dato a intendere di non essere contrario al remake di Oldoini, con o senza di lui. «Sono indifferente, ma è una bella idea», ha conciliato l’interprete, più in linea con la prudenza e il fair-play d'obbligo nello spettacolo (ma non solo lì).

Per non farsi rubare la scena dalle contese sui figli di tanto padre (tra gli sceneggiatori dei Mostri oggi figurano la figlia di Ettore Scola, Silvia, e il figlio di Furio Scarpelli, Giacomo), da bravo teatrante Claudio Bisio, qui in versione capelluta, ha messo l’accento sull’attualità: «I mostri, oggi? Per me è un mostro quel medico che afferma che l'omosessualità è una malattia, davanti a un anchor man compiacente. Di cui non faccio il nome, anche se si chiama... Bruno Vespa». E i distinguo sembrano importanti, nel lancio di questa piacevole commedia (420 le copie distribuite), se Oldoini sottolinea: «A differenza de I mostri di Risi e de I nuovi mostri di Risi-Scola-Monicelli, tra i personaggi abietti, raccontati, figurano delle donne». Si tratta di Sabrina Ferilli, qui madre distratta, e di Angela Finocchiaro, psichiatra sadica. Del resto, rimbocca Diego Abatantuono: «Qui le mostruosità raccontate sono vere e si vedono, mentre nei primi due film erano solo fantasia». È proprio vero che noi europei siamo fissati con lo scrupolo cine-filologico: negli Usa, per dire, i fratelli Coen preparano il remake de Il Grinta (il western di Henry Hathaway), ma non si danno all’onanismo se non trovano l’erede di John Wayne.