I MOTIVI DI UNA CRISI

Se un giornalista ligure è a corto di idee a fine estate, può alternativamente scegliere, immutabilmente tutti gli anni: 1) inchiesta sul caro-scuola; 2) tornano le piogge; 3) quest’anno non piove, il settembre più bello; 4) la città si riempie; 5) il turismo è in crisi, la stagione è andata male e gli operatori si lamentano.
La lista è solo parziale, il punto 5) inevitabile. Così come sono inevitabili i bollettini di disfatta su carta intestata della Regione Liguria. L’ultimo, firmato da Claudio Burlando e dalla sua assessora Margherita Bozano, spiega che «il turismo ligure negli ultimi dieci anni ha subito un calo delle presenze pari allo 0,9 per cento, parallelamente alla diminuzione dei posti letto alberghieri pari a meno 23,4 per cento». Numeri accompagnati da pensosi commenti: «Il prodotto turismo deve essere innovato e innovativo...». Poi Burlando una cosa giustissima la dice anche: «L’enogastronomia deve essere la punta di diamante e funzionare come traino per la Liguria e la vendita del prodotto turistico». Tutto vero, tutto bello, ma Gianni Plinio - nel doppio ruolo di ex vicepresidente della Regione ed ex assessore al Turismo - ha avuto gioco facile a ricordargli che quest’idea l’aveva avuta pure lui e che il salone del pesce Slow Fish l’ha inventato la giunta Biasotti. Ciapa sù e porta a cà, direbbero a Milano.
La crisi del turismo, si diceva, è una figura retorica, un’endiadi obbligata che accompagna le nostre giornate, un appuntamento fisso. Ma possibile che non sia mai seguita da un’analisi seria della situazione? Anzichè parlare solo di «Case Liguria» e di viaggi in Libia, a Sofia, a Ekaterimburg e a Bruxelles - che magari saranno pure utilissimi - non sarebbe utile fare un viaggio ad Arma di Taggia dove pubblici esercizi e ristoranti hanno già ripreso i turni invernali con tanto di chiusure settimanali? Non sarebbe il caso di fare due passi fino a Sanremo, girare la città un paio di volte e chiedersi per quale oscuro motivo un turista dovrebbe andarci? Non sarebbe una cosa intelligente andare fino a Sestri Levante e fare il conto di quanto costa parcheggiare l’auto vicino al mare a un euro e cinquanta l’ora? Certo, c’è il parcheggio gratuito con la navetta, ma se uno ha figli, passeggini, giochi, varie ed eventuali, sfido chiunque a servirsene. Non sarebbe una buona idea farsi un giro dei locali in una qualunque località delle nostre Riviere e farsi un conto di quanto costa mangiare in Liguria, soprattutto se si confrontano i prezzi con altre zone? Non solo con la Romagna o la Croazia, persino con la Sardegna.
Anzichè andare in tour in Libia, a Ekaterimburg, a Sofia e a Bruxelles, forse sarebbe il caso di andare in giro per Genova dopo le 22 e provare a farsi dare da mangiare. Forse sarebbe il caso di andare in giro per alberghi e provare a cercare un arredamento che non sembri uscito da un negozio di modernariato, che non faccia ricordare i favolosi anni Sessanta (ma solo perchè risale a quell’epoca), che non evochi tutte le tonalità del marroncino e dell’arancione, con tappezzerie a fiori e moquette su cui ormai quei fiori spuntano. Poi, certo, non si può generalizzare e ci sono operatori serissimi che fanno il loro lavoro molto bene e di fronte ai quali bisogna levarsi il cappello.
Ma, certo, un’inchiesta degna di tal nome sulla crisi del turismo ligure potrebbe chiudersi in una sola puntata, in una sola riga e in una sola parola: mentalità.