I musulmani: «Ora estendete il divieto anche ai maggiorenni»

Il divieto di alcol ai minori scatena reazioni polemiche forti. Vittorio Sgarbi, ex assessore milanese alla Cultura, oggi critico acerrimo del sindaco Moratti, usa toni ed espressioni colorite per criticare l’ordinanza che la sua ex giunta ha approvato. Sgarbi parla di «insensatezze», e di «una misura da Paesi musulmani». Si appella al sostegno del leader leghista Umberto Bossi - perché «è un bevitore» - e chiama alla rivolta contro quelle che definisce «misure khomeiniste, di proibizionismo e cattiva educazione dei giovani». Palazzo Marino non gli risponde: «Per partito preso - osserva vicesindaco Riccardo De Corato - Sgarbi deve sempre dire il contrario di quello che la giunta comunale di Milano dice o fa. Per questo non commento». «Sono orgoglioso - replica invece l’assessore alla Salute Gianpaolo Landi di Chiavenna - di aver fortemente voluto, proposto e caldeggiato questa ordinanza che non vuole avere carattere vessatorio ma che persegue il bene dei nostri ragazzi. È un’ordinanza del sì, senza ma e senza forse. Quella che voglio diffondere non è una cultura del no».
E il Comune trova un alleato convinto nella comunità islamica cittadina. Il direttore del centro islamico di viale Jenner, Abdel Hamid Shaari, non fa troppi giri di parole: «Che ne penso? Benissimo, penso che dovremmo estendere il divieto anche ai maggiorenni». «Per noi musulmani - ricorda il leader della comunità islamica - gli alcolici sono vietati, proibiti dal Corano. C’è scritto chiaro e tondo, non si fa e basta, bisogna vincere la tentazione se c’è. Anche per i cristiani ci sarebbe un divieto, ma guardano solo al Nuovo testamento, non al Vecchio». Una regola religiosa che non ammette eccezioni, dunque, e che i musulmani rispettano. «Ci sono tanti che non praticano - chiarisce Shaari - e non rispettano queste proibizioni religiose. Un buon musulmano invece lo fa. Controlla anche il contenuto dei cioccolatini per evitare che ci sia dentro dell’alcol».
D’accordo anche l’imam di Segrate, Abu Shwaima: «E come possiamo non essere d’accordo? L’alcol nella nostra religione è proibito come qualunque altra alterazione che porta alla rovina dell’uomo». Il leader religioso della però aggiunge una riserva di metodo: «Per funzionare davvero - dice - un divieto ha bisogno di un’adesione interiore, che rende più forti nell’autocontrollo interno. Solo così è efficace, altrimenti le possibilità di aggirarlo esistono sempre». E infine una critica al Comune: «Perché ostacolare i centri islamici e le moschee, luoghi in cui i ragazzi sono controllati? Le moschee hanno un ruolo importante contro droga e alcol».