I musulmani Usa celebrano il loro nuovo «eroe»

ESORTAZIONE «Ben fatto, rimettiti in forma presto perché tutti noi ti vogliamo molto bene»

Ha quattro pallottole in corpo, ma respira ancora. Per la carica di «shahid», per il titolo di martire della «guerra santa» deve dunque attendere. Quello provvisorio di paladino della religione e divo delle masse islamiche però non glielo toglie nessuno. Nelle moschee e nei circoli più radicali dell’America musulmana la pensano così. Gli zeloti dell’islam, gli amici di Bin Laden targati Usa non hanno dubbi. Per loro il confuso maggiore Nidal Malik Hasan non è soltanto uno psichiatra suonato o un assassino seriale in divisa, ma un nuovo profeta della jihad, un combattente della guerra santa, un autentico super eroe degno di titoli ed onori hollywoodiani. E allora perché mai aspettare, si chiedono quelli di «Revolution Muslim», uno dei siti più estremisti della galassia islamica americana, meglio venerarlo subito tributandogli onori e titoli familiari al grande pubblico. Così da ieri sul sito dell’organizzazione campeggiano la foto del maggiore Hasan e la grande scritta «Ufficiale e Gentiluomo».
Nei deliri degli islamisti più duri e puri d’America lo psichiatra d’origine palestinese che lo scorso giovedì ha ucciso una dozzina di commilitoni e ne ha feriti un’altra ventina è insomma un eroe da film. Un novello e orgoglioso Richard Gere catapultato a Fort Hood per lavare nel sangue (degli altri) l’onta di quella divisa da infedele indossata troppo a lungo. Per capirlo basta sfogliare il sito dell’organizzazione messa in piedi dallo sceicco Abdullah El Faisal, un fanatico imam giamaicano seguace di Bin Laden assai popolare tra le frange più estreme della galassia islamica statunitense. «Ben fatta, rimettiti in forma presto perché tutti noi ti vogliamo molto bene», esordisce la pagina dedicata allo spietato e squilibrato “ufficiale gentiluomo”. A seguire arriva una dettagliata farneticazione in cui s’illustrano le ragioni per cui ogni buon musulmano deve non condannare, ma esaltare il tiro al bersaglio del prode psichiatra d’origini palestinesi. «Il maggiore Nidal Hasan è stato ferito durante la partecipazione ad un attacco preventivo e dunque la sua azione non va assolutamente denunciata - spiega il sito – siamo noi piuttosto a doverci scusare per alcuni atti commessi dal nostro Paese». E via con una lista infinita in cui s’imputano alla scellerata nazione americana i peggiori crimini dell’ultimo secolo iniziando da un oscuro massacro del 1902 nelle Filippine, passando per le carestie e lo sterminio per fame nel continente africano, per approdare inevitabilmente alle guerre d’Irak e Afghanistan.
Ma i deliri di Revolution Muslim e degli amici dell’imam Abdullah El Faisal non sono un caso isolato. Sono le punte di un iceberg alla deriva nello sconfinato mare d’internet, un iceberg sempre pronto ad infrangere la cappa ufficiale di cordoglio e condanna imposta dalle principali associazioni musulmane degli Stati Uniti. Per capirlo basta leggere le farneticazioni del «buon musulmano» che sul forum di America On Line declama «Allah è grande, se Allah vorrà Hasan diventerà shahid, Hasan è un bravo mujahid».
Su un altro forum un ammirato, ma ancora scettico «fedele della jihad» dichiara: «Se è proprio vero che ha ucciso tutti quei soldati allora si merita proprio una medaglia all’onore». Un musulmano iscritto al Cair (Council on American Islamic Relations) si dissocia invece dalla dichiarazione di totale condanna espressa dalla sua organizzazione, descrive Nidal Malik Hasan come «l’ultima vittima della persecuzione islamofobica» e indica all’infedele popolazione americana l’unica via per evitare nuove stragi. «Noi musulmani vi supplichiamo di comprendere meglio l’islam, vi chiediamo di leggere il Corano, vi esortiamo a digiunare durante il Ramadan... soltanto così favorirete e svilupperete la buona armonia della società. Non appena vi deciderete a diventare tutti musulmani queste cose non succederanno più». La soluzione è insomma a portata di mano. O meglio di Corano. Come dire: «Voi convertitevi e noi faremo a meno d’impallinarvi».