I nanetti minacciano la governabilità

Se supereranno il tetto dell’8% i partiti minori potranno sottrarre seggi decisivi a Pdl e Pd e condizionare il nuovo esecutivo. La situazione in <strong><a href="/a.pic1?ID=250085">Lombardia</a></strong>, <strong><a href="/a.pic1?ID=250086">Liguria</a></strong>, <strong><a href="/a.pic1?ID=250088">Emilia Romagna</a></strong>,<strong> <a href="/a.pic1?ID=250250">Lazio</a></strong>, <strong><a href="/a.pic1?ID=250252">Abruzzo</a></strong>, <strong><a href="/a.pic1?ID=250253">Calabria</a></strong>, <strong><a href="/a.pic1?ID=250254">Sardegna</a></strong>

Milano - Se è vero, ed è vero, che al Senato i nanetti rischiano di diventare giganti, allora tutto è possibile. Che Silvio Berlusconi in Liguria sia costretto a tifare per Fausto Bertinotti, tanto per dirne una a effetto. O che Walter Veltroni in Lazio tenga per la squadra di Francesco Storace. Loro, i «siamo piccoli ma cresceremo, e allora virgola ce la vedremo», al solo sentir nominare il «voto utile» fanno le bizze, tirando in ballo la democrazia, Franco Giordano del Prc è persino arrivato a ingarbugliarsi in un non meglio specificato: «Un conto è il governo, un conto il Parlamento», come se il Paese non uscisse da venti mesi in cui proprio i veti dei singoli hanno inchiodato i lavori del Senato, e quindi anche la governabilità.

In verità la questione è semplice. La maggioranza al Senato è di 158 seggi, che però, lo si è visto con il governo Prodi, non bastano a governare. L’ultima simulazione Cise per il Sole 24 Ore ne attribuisce 167 al Pdl, che sarebbero più che sufficienti. Ma non è detto che vada così. Tutto dipende non solo dalla sfida fra Pdl e Pd, ma dalla percentuale che, regione per regione, verrà attribuita alle formazioni minori: la Destra, l’Unione di centro e la Sinistra arcobaleno. Se nelle sette regioni più a rischio superassero la soglia di sbarramento dell’8 per cento, il Paese finirebbe nelle mani di 27 senatori, dicesi ventisette. In realtà il calcolo preciso è impossibile, perché troppe sono le variabili, e infatti, pallottoliere alla mano, i partiti stanno dando i numeri, chi dice 30, chi 37, chi addirittura 50. Di fatto però, i premi di maggioranza nelle regioni in bilico, Liguria, Abruzzo, Sardegna e Calabria, potrebbero costare ai «grandi» 12 senatori, e anche nelle regioni blindate eventuali exploit dei «piccoli» potrebbero costarne 15. La sfida è per una manciata di voti. Utili, oppure, più che inutili, dannosi.