I napoletani non sono affatto indifferenti

Caro Granzotto, con questa mia invito il Giornale a non lasciar cadere nel dimenticatoio la sconvolgente vicenda delle due bimbe rom annegate nel mare di Napoli e rimaste cadaveri sulla spiaggia per più di un’ora con i bagnanti che mostravano la più totale indifferenza. Quella dei napoletani non è solo mancanza di carità cristiana, ma grave inciviltà e bene ha fatto il Cardinal Sepe a denunciarla con parole di fuoco.


Non sono d’accordo con lei, gentile lettrice. Chiamare in causa, come ha fatto il cardinal Sepe («È tempo di parole chiare per Napoli e non vorremmo che proprio l’indifferenza, in una comunità così generosa e ricca di umanità, possa profilarsi come una nuova - e più grave - emergenza»), l’insieme dei napoletani per ciò che è accaduto sul litorale di Torrevagaveta, mi sembra fuori luogo. Mi sembra sbagliato. Per due motivi. Il primo d’ordine pratico: una dozzina di bagnanti, sempre che fossero tutti di Napoli, non possono essere rappresentativi di una napolitanità colpevolmente «indifferente». Anche perché non sappiamo se altri bagnanti non abbiano invece mostrato quella sensibilità invocata dall’arcivescovo di Napoli. E qui veniamo al secondo punto. In simili casi, come deve condursi un buon cristiano, un probo cittadino? Si è sempre - e giustamente - denunciata l’indifferenza, ma in cosa consiste il suo opposto, ovvero l’interessamento, il coinvolgimento? Nell’allontanarsi lasciando per un’ora - il tempo trascorso prima dell’arrivo delle autorità giudiziaria e sanitaria - i due cadaveri abbandonati sulla spiaggia? Non mi pare, perché quella sarebbe davvero una manifestazione di disinteresse, di cinismo, quasi. E allora? Restar lì, ma come, in quale atteggiamento? In piedi? In ginocchio? «Girarsi dall’altra parte o farsi gli affari propri può essere a volte più devastante degli stessi eventi che accadono», ha detto il cardinal Sepe. Verissimo, ma come distinguere chi, con la sua presenza, veglia un cadavere da chi si fa gli affari propri. Chi si gira dall’altra parte in segno di rispetto o per non cedere alla curiosità morbosa, da chi lo fa perché di quel che è accaduto gli importa niente? Chi si allontana per farsi davvero gli affari propri da chi si allontana per discrezione, per riguardo?
Mi sembra di capire che ciò che ha più indignato sia stata la vista dei bagnanti rimasti sul luogo. Uomini e donne vestiti - o svestiti, se preferisce - da bagnanti, seduti su attrezzi balneari come le sedie a sdraio, all’ombra di quanto di più balneare ci sia, l’ombrellone. Ma la tragedia è avvenuta in mare e i poveri corpi adagiati su una spiaggia. Generalmente frequentata da bagnanti, non da persone in giacca e cravatta. È sicuramente stridente accostare la morte al costume da bagno. Ma è anche segno di quell’indifferenza che come afferma il cardinal Sepe fa diventare «tutto irrimediabilmente sporco»? Me lo chiedo e glie lo chiedo, gentile lettrice, ammettendo, da parte mia, un pregiudizio: i napoletani possono avere mille pecche, ma non quella dell’indifferenza. È indifferente colui che non prova o non manifesta sentimenti o emozioni. Le pare sia il caso dei partenopei, ai quali viene caso mai rimproverato l’eccesso opposto, l’esuberanza nel partecipare i propri sentimenti?