I narcos vogliono  killer belle e sexy

Il racconto di un boss arrestato: "A eliminare i nemici ci pensano 30 donne, addestrate a sedurre e uccidere". In passato erano i ragazzini orfani della guerra della droga a compiere gli omicidi

Prima c’erano i «sigaritos», i sicari bambini. Adesso sono arrivate le «bonitas», le donne killer belle e assassine. Sono l’ultima, spietata novità di quell’inferno di violenza chiamato Ciudad Juarez, la città messicana al confine con gli Stati Uniti trasformata in un campo di battaglia dai narcotrafficanti. In quell’angolo di Messico, feroce e spietato, i capi dei narcos sono sempre alla ricerca di nuovi trucchi per toglier di mezzo i rivali, superare i nugoli di guardie del corpo e le auto blindate di cui si circonda ogni concorrente che si rispetti. E allora ecco scendere in campo le «bonitas», fate omicide capaci di farsi largo nelle alcove dei signori della coca perennemente ossessionati dalla sicurezza, ma vulnerabili alle tentazioni del gentil sesso. Gentile è ovviamente soltanto un modo di dire. Di quelle 30 «bonitas» reclutate da un fantasioso gerarca del narcotraffico di gentile sono rimasti soltanto forme e modi. Dietro ai volti sorridenti, ai corpi flessuosi, ai seni invitanti si nascondono un cuore di ghiaccio, un fegato da predatore, un animo da criminale professionista. A svelare l’esistenza delle 30 feroci assassine ci pensa Rogelio Amaya, un affiliato de «La Linea», violentissima gang che da mesi semina il terrore nella città di Ciudad Juarez. Amaya, caduto di recente in una retata della polizia, vuota il sacco durante gli interrogatori e il suo racconto, filmato e registrato, è distribuito alle televisioni messicane. «Sono belle, affascinanti e sono in grado d’ingannare tutti i nostri concorrenti» – racconta ai poliziotti sbigottiti. Poi la testimonianza scende nei particolari: spiega come le 30 incantevoli «belve» siano state scelte tra i 18 e 30 anni per soddisfare sia i boss allettati dalle ragazzine più giovani sia quelli sensibili al fascino maturo. Belle e giovani come la modella colombiana Angie Sanclemente, arrestata con l’accusa di traffico di droga in Messico nel 2010 (nella foto, ndr).
Al di là dell’età delle donne, l’obbiettivo finale è lo stesso. Tutte devono essere in grado di arrivare il più vicino alla preda, privarla della protezione della scorta, renderla vulnerabile e indifesa. Il colpo finale è solo una questione di scelte. Talvolta interviene un commando assassino. Talvolta a uccidere sono le stesse «bonitas». La decisione è presa in base alle capacità e alle doti di ognuna delle killer. «Ciascuna ha un addestramento particolare, le specializzazioni sono molto selettive e nessuna è autorizzata a svolgere un lavoro diverso». Le 30 incantevoli tigri non devono dunque soltanto ammazzare. Talvolta il loro compito è più complesso e sofisticato. «Alcune di loro sono addestrate a sorvegliare le loro vittime e noi le chiamiamo “halcones” , altre sono preparate per ricattarli, altre ancora - spiega Amaya - sono particolarmente brave a usare mitra pistole e kalashnikov e fanno parte di squadre di killer mandate a compiere operazioni assai violente». Il filmato confessione di Amaya, trasmesso da tutte le televisioni messicane, è uno dei pochi capaci di risvegliare l’attenzione di un’opinione pubblica anestetizzata dallo stillicidio di violenza e orrore di Ciudad Juarez, il centro di confine situato proprio di fronte alla città texana di El Paso. Lo scorso anno, la guerra tra bande qui ha fatto 2.660 morti. Quest’anno, le uccisioni hanno già raggiunto quota 1.860. In passato i boss di Ciudad utilizzavano le donne soltanto per far la guardia ai rapiti o per trasportare partite di droga. Per uccidere erano invece usati i «sigaritos», ragazzini tra i 12 e i 14 anni. Orfani di famiglie sterminate nel corso della guerra tra «narcos» i «sigaritos» erano adottati dalle bande di appartenenza e trasformati in killer. Ma ora anche i «sigaritos» sono passati di moda. E a Ciudad, la morte ha il volto seducente di 30 giovani streghe.