I nazionalisti moderati vincono in Catalogna ma non scalzano la sinistra

Secondo gli exit poll ottengono il 31,5%, non sufficiente per togliere il governo ai progressisti

Roberto Pellegrino

da Barcellona

I nazionalisti moderati del CiU, il partito di Convergenza e Unione, guidato dal cinquantenne Artur Mas, secondo gli exit poll avrebbero vinto le elezioni autonome in Catalogna che si sono svolte ieri con un’affluenza del 52%. Il partito del nazionalisti «tolleranti» e «moderni» sarebbe in testa con il 31,5% e l’assegnazione di 48 seggi sui 135 del Parlamento catalano: 2 in più rispetto agli attuali 46. Un risultato che però non permette di governare al partito di Mas che dovrà guardare alle alleanze. Sempre secondo le proiezioni, il Psc dei socialisti catalani avrebbe il 26,7% con 40 seggi, due in meno; crescono, invece, gli ambientalisti di sinistra passati da 9 a 12 seggi, mentre si mantiene stabile la sinistra repubblicana con il 15,2% e il Partito popolare con il 10%. Dagli exit poll, quindi, risulterebbe sconfitto il tripartito del presidente uscente Pasqual Maragall.
Le elezioni di ieri sono state le prime dopo che lo scorso anno è stato approvato il nuovo statuto della Catalogna che, ricordiamo, è la regione autonoma più ricca in Spagna, con un prodotto interno lordo di 30 miliardi di euro, superiore a quello di Paesi come Cile, Slovenia e Ucraina. 5.320.637 sono stati i Catalani chiamati al voto per le elezioni del Parlamento, secondo quanto annunciato dal segretario della Generalitat Xavier Sabaté. Gli elettori hanno dovuto scegliere tra i nomi dei cinque candidati che rappresentavano i partiti CiU (Convergenza e Unione, di formazione nazionalista), Erc (Sinistra repubblicana di catalogna) Icv-Euia (Iniziativa verde - Alternativa unita di sinistra), Pp (Partito popolare) e Psc (Partito socialista catalano).
Le elezioni erano state fissate lo scorso giugno da Pasqual Maragall, il presidente uscente della Catalogna, quando, dopo tre anni di legislatura socialista, il partito Erc aveva fatto saltare l’equilibrio parlamentare, innescando la crisi e facendo mancare il suo appoggio alla maggioranza guidata dal socialista Maragall. La coalizione di area socialista che governava la Catalogna era formata da un tripartito che oltre all’Erc, includeva Psc e Icv. Il motivo del contendere era proprio lo statuto d'autonomia della Catalogna, approvato nel 2005 dal Parlamento locale con la definizione di Catalogna come «nazione», e poi modificato dalle Cortes di Madrid: i deputati del Parlamento spagnolo, dopo un acceso dibattito, relegarono la parola «nazione» solo nel preambolo del nuovo statuto: una decisione che aveva mandato su tutte le furie i deputati della sinistra repubblicana catalana che da sempre è animata da velleità secessionistiche.
Maragall ieri si era recato alle urne di prima mattina e ai microfoni delle televisioni aveva invitato i catalani a «non rimanere a casa, ma ad andare a votare, perché queste sono le elezioni più importanti per la Catalogna e noi dobbiamo sapere se la gente vuole ridare la fiducia al nostro governo progressista». Lo stesso Maragall nel 2003 con la vittoria dei partiti della sinistra sul candidato del Partito popolare Pujol, aveva levato al dominio quasi ventennale della destra la Catalogna, varando, tuttavia, un’alleanza scomoda tra i socialisti catalani e la Sinistra repubblicana. Infatti, se la Sinistra repubblicana favorisce da sempre politiche progressiste e mira all'indipendenza della Catalogna, al contrario i Socialisti non vogliono la secessione da Madrid.