I negozi rischiano la licenza e multe fino a 500 euro

QUESTURA Oggi vertice sulle nuove misure. La Moratti: «Più controlli in case e circoli». Lega: «Confisca dei locali dove lavorano clandestini»

Controlli a tappeto in negozi e «circoli privati», escamotage che va di moda nella zona per evadere le norme sui pubblici esercizi. In via Padova sta per scattare la linea durissima, nel mirino phone center, centri massaggi, negozi di kebab e macellerie gestite dagli stranieri: presto potranno rischiare multe da 500 euro e fino alla sospensione della licenza. Le misure verranno definite oggi al tavolo convocato in questura da Vincenzo Indolfi, ma già ieri in prefettura il Comitato per l’ordine e la sicurezza ha concordato di usare anche lo strumento delle ordinanze del sindaco per aumentare la pressione sul quartiere. E dare la svolta promessa ai residenti dopo gli scontri dello scorso 13 febbraio. Letizia Moratti ha assicurato «la massima disponibilità, se il questore riterrà necessarie nuove ordinanze procederò». Intanto «sono già arrivati 150 dei 170 agenti promessi dal ministro all’Interno Roberto Maroni, c’è già stato il rafforzamento dei controlli». Il tavolo tecnico oggi dovrebbe costituire un gruppo interforze di Polizia, carabinieri, vigili del fuoco, Guardia di finanza, Polizia locale e Asl per mettere a punto «indagini e controlli mirati su case, negozi, circoli privati» come anticipa il sindaco.
Le ordinanze «per la sicurezza e il degrado urbano», ha precisato il prefetto, sono uno strumento previsto dal decreto Maroni e permetterebbero di verificare se in abitazioni, edifici degradati o fuori controllo, in negozi e pubblici esercizi sono rispettate anche le norme antincendio o sanitarie. «Una volta dentro, poi si fanno tutti i controlli del caso, anche sui dipendenti» puntualizza l’assessore provinciale alla Sicurezza, Stefano Bolognini. Che, da capodelegazione della Lega in giunta, chiede al sindaco di «adottare una ordinanza (o fare pressing sulla Regione perché la inserisca nel suo regolamento) che disponga anche la sospensione dell’attività nel caso in cui non siano rispettati gli orari di apertura e chiusura. Oggi esiste solo una sanzione amministrativa di 100 euro». Le pretese del Carroccio: alzarla a 500 euro ma anche abbassare le serrande per un certo periodo. Non solo. Il capogruppo milanese Matteo Salvini ha già chiesto «formalmente a Maroni di prevedere la confisca degli esercizi commerciali, dalle macellerie ai phone center ai centri massaggi, gestiti o in cui lavorano clandestini, così come ha già previsto per gli appartamenti con il decreto Sicurezza». Sull’inasprimento dei controlli promessi dalla Moratti si limita ad un «meglio tardi che mai, finalmente anche il sindaco si accorge che servono più verifiche, le chiediamo da tempo».
Il vicesindaco Riccardo De Corato, d’accordo con la Moratti, chiederà a Maroni una modifica alle norme sulla clandestinità, in modo da prevedere l’espulsione anche nei casi di clandestini con altri procedimenti in corso in Italia. Si tratta di «assorbire anche i reati predatori, come scippi, furti e rapine, nelle norme sulla clandestinità, in modo da allontanare subito le persone anche quando devono rispondere alla giustizia di altri reati». Favorevole il prefetto. Rigore ma anche integrazione, allo studio sul lungo periodo per favorire la mediazione culturale.