I negozianti scrivono a Maroni: «Liberaci dai venditori abuvisi»

(...) Il comitato fa appello a Maroni e alla «Sua determinazione nel voler sconfiggere il crimine», ma chiedono al governo di non considerare come criminalità solo quella rappresentata dai clan mafiosi. L’affondo più duro è in realtà nei confronti dell’amministrazione comunale che potrebbe intervenire ma non fa nulla. E magari preferisce, come accaduto in questi giorni, fare annunci su non ben precisati «contributi» alla polizia. «A Venezia, Brescia, Treviso, Belluno, in molte cittadine del nord-est, non si vede ormai quanto si vede chiaramente a Genova, città veramente degradata nella quale non si vuole far rispettare la legge - fanno notare i commercianti esasperati - Forse Genova ha leggi e disposizioni diverse oppure a Genova il colore della giunta, e quindi la politica, indirizza le scelte? Guardia di Finanza, in primis, Ufficio Annona, Polizia Municipale perché non intervengono in modo corretto e continuativo? Le retate occasionali non servono a nulla!»
Ecco perché l’appello, inoltrato per conoscenza anche al’Ascom di Genova, invoca un intervento da Roma. Senza peraltro rinunciare a una critica nei confronti delle priorità individuate in tema di sicurezza. «Troppo comodo far finta di niente o alzare gli occhi al cielo per dire “ma cosa possiamo farci? Non abbiamo gli uomini necessari” - scrivono i commercianti genovesi -. Noi riteniamo che gli uomini ci siano ma che manchi la volontà di usarli in modo corretto». La lettera del comitato fa riferimento anche all’importanza del settore, sempre riconosciuta anche se troppo spesso solo a parole: «Da tutte le parti si dice che la micro e piccola impresa è la colonna vertebrale della nostra Italia - chiude l’appello -. Sarà anche così ma oggi è indifesa e alla mercé di tutti quelli che non voglio fare il proprio dovere». Nessun riferimento ai militari in città o alle ronde. Certo che tutto ciò che fa legalità potrà essere rifiutato da qualche amministratore ma non certo dai cittadini.