I nemici della città verticale

In una città dove sono in cantiere nuove costruzioni e nuovi progetti di notevole importanza, sarebbe giusto, prima di gridare «al lupo al lupo», esaminare con competenza e visione di ampio respiro quanto si propone di realizzare. Ci riferiamo in questo caso al «grattacielo» che dovrebbe sorgere in via Principe Eugenio, del quale stampa, comitati di quartiere e riunioni collegiali se ne sono occupati e non solo in questi giorni. Le critiche e le proteste sono numerose circa l'innalzamento del «grattacielo», che ben difficilmente si potrà definire tale essendo meno alto del Pirelli che in elevazione è ormai ben al di sotto del quarantesimo posto nel mondo. Vediamo nel dettaglio le motivazioni di protesta. Si dice che turberà la tranquillità del quartiere: e cosa dovrebbero dire quelli che abitano attorno alla Torre Velasca o vivono a Parigi o a New York? Si teme che l'abbattimento dei vecchi edifici che occupano ora l'area interessata danneggerebbe la stabilità delle abitazioni limitrofe: le tecniche edili di oggi quando mai hanno creato pericoli in tali operazioni? Due vie del quartiere sono chiuse al traffico per i lavori delle Ferrovie Nord e una terza per la realizzazione di box: ebbene, si può attendere che questi lavori siano terminati. Il mercato bisettimanale di via Fauché già intralcia la zona: ma quale mercato rionale non crea difficoltà? Il nuovo «grattacielo» conterrebbe anche un centro commerciale: se l'edificio avrà al suo interno i giusti parcheggi non sarà che un vantaggio per gli abitanti, non solo di via Principe Eugenio. Il discorso vero è un altro. Il Comune garantisca invece la qualità del futuro edificio, il suo valore architettonico e la validità nel tempo del progetto, pretendendo caso mai revisioni e modifiche, anche quelle più importanti.