I NEMICI DELL’ALTERNANZA

Follini si è dimesso e sarebbe troppo facile e troppo banale per chi come noi lo ha costantemente criticato stappare bottiglie di spumante e ballare il tiptap sulla sua pancia. Niente di tutto questo: Marco Follini si è dimesso e noi prendiamo estremamente sul serio quel che ha fatto (e non a caso Silvio Berlusconi è stato tra i primi ad esprimere parole di massimo rispetto, come anche Fini) e quel che farà o cercherà di fare. Cioè che cosa? Basta andare infatti sul suo nuovo sito Internet, varato ieri a spron battuto, http://www.vivafollini.com e vedere che cosa vuole. Follini vuole una cosa perfettamente legittima, politicamente comprensibile ma a parer nostro catastrofica. E sbaglia chi lo declassa a banale traditore. Follini è l'esecutore e coproprietario di un progetto che condivide con un gruppo eterogeneo che comprende una parte dell’Udc, Francesco Rutelli, Franco Marini, Vittorio Sgarbi e Francesco Cossiga (il quale ieri ha subito patentato Follini come «ragazzo serio, giovane speranza per la Repubblica che ne ha bisogno»), probabilmente con la partecipazione anche dell’ex ministro degli Interni Enzo Scotti: tutte intelligenze politiche di grande qualità e sbaglia chi si affretta a trattarli come voltagabbana.
Costoro non hanno come obiettivo primario quello di abbattere Berlusconi, ma di far fuori il sistema bipolare dell’alternanza, cosa che riesce però soltanto se Berlusconi perde e si può azzannare un Prodi vittorioso ma insignificante. Costoro avevano finora di fronte due alternative: l'improbabile vittoria di Berlusconi, o la probabile vittoria dell’anatra zoppa Prodi. Ma oggi che il contrattacco berlusconiano con la riforma della legge elettorale ha capovolto i pronostici, la vittoria delle sinistre sfuma come il sorriso del gatto del Cheshire. Ed è a causa del passaggio trionfale alla Camera della legge proporzionale che Follini ha scelto di dimettersi adesso e non domani: per non trovarsi esposto nel caso di una vittoria e per incassare punti da segnare sul tabellone fra gli applausi sperticati di Pecoraro Scanio, come colui che ha «detto di no al capo», come dire l'unico puro e duro che ha fatto la faccia feroce con Berlusconi. Punti da usare più tardi per un nuovo cursus honorum. Secondo noi però Follini non è affatto un puro, ma semmai il più spericolato giocatore di poker della politica. Ma quel che conta non è il suo carattere ma il suo obiettivo: far saltare il sistema dell’alternanza per accompagnare un giudizio attribuito ai vescovi italiani secondo cui il bipolarismo è un sistema lacerante che non garantisce la governabilità: molto sangue sparso per nulla. Secondo la visione liberale invece la democrazia funziona proprio quando il gioco duro garantisce al cittadino il potere di assumere o licenziare governi senza subire mediatori centristi. Follini è dunque il campione del campo opposto alla democrazia liberale: vuole scardinare il sistema dell’alternanza e ricostruire non tanto la Dc quanto un blocco centrale laico e cattolico che tenga fuori Lega, Rifondazione e comunisti, essendo il perno di tutto. Poiché della sua partita sembrano essere Rutelli e Marini, ciò provoca a sinistra impressionanti risvegli religiosi: Fassino si converte e Bertinotti chiede di conoscere l’indirizzo Internet di Dio e la rivoluzione confessa di essere sempre andata a messa. Il piano di Follini è per ora disinnescato, ma le sue dimissioni non lo archiviano perché se vincesse Prodi il piano riemergerebbe provocando la caduta non solo di quel governo ma del sistema liberale. Vincendo Berlusconi, invece, il piano finirebbe in soffitta.
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