Con i nitidi colori di Salonen Stravinskij è più bello che mai

Ho udito e visto Esa Pekka Salonen eseguire, al Teatro Regio di Parma con l'Orchestra Philharmonia di Londra, la Sagra della Primavera di Stravinskij. Pazzesco. Tutto quello che un direttore normalmente ottiene creando un clima di concentrazione, di ripetizioni a raffica, di rigorosa gestualità, sembrava nascere per gioco ed amicizia. Le scansioni martellate, le grumose sonorità che ci fanno sentire in questo capolavoro l'accettazione d'un mondo un po’ barbaro, erano nude, necessarie, e fiorite in note innumerevoli nitide come non mai; alla memoria, la stessa famosa, radiografica esecuzione di Pierre Boulez ci pareva il magnifico cartone in bianco e nero d'un quadro ora dipinto in tutta la sua pienezza. Che meraviglia, ascoltare senza dimenticare il passato, ma senza il peso della nostalgia. Esa Pekka Salonen è finlandese, passa metà del suo tempo a comporre, deve ancora compiere cinquant'anni e, beato lui, porta traquillamente tutti i segni della giovinezza.