I "No Cav" vogliono correre alle Europee

Per anni si sono battuti contro il Palazzo, ma adesso vogliono entrarci. Già impazza il totocandidati. <strong><a href="/a.pic1?ID=284306">Sfida Travaglio-Guzzanti. Il nome nuovo? Umberto Eco</a></strong>. Federalismo: <strong><a href="/a.pic1?ID=284351">Calderoli in tour con la riforma</a></strong> raccoglie anche il viatico del Pd

Giro girotondo, quant’è bello il mondo. È bello perché è vario, cambia, si trasforma, e dopo qualche anno nulla è più uguale a se stesso. Così succede che chi era nato per combattere la politica e i suoi uomini ora ci sguazza dentro, ci prende gusto, ci si tuffa a corpo morto. Volevano fare la pelle al Caimano, ma ora quella pelle la apprezzano, ne adorano il profumo delle poltrone, sprofondano nella comodità del Transatlantico. Una volta la politica gli faceva schifo, era sporca, robaccia da girarci alla larga, anzi attorno. Avevano cominciato a circondare mano nella mano i palazzi di giustizia, simboli della lotta al malaffare, da dove si era levato il grido di dolore del nuovo re d’Italia, Francesco Saverio Borrelli. «Resistere, resistere, resistere». Parola d’ordine: legalità. Ma guai soltanto a sfiorare la politica. Loro, i donchisciotte dell’anno duemila, i sancipanza in velluto e camicia a quadri, indicano, sollecitano, ammoniscono, profetizzano. Sono la «società civile», la «parte sana» del Paese, mica s’infangano le mani. Il lavoro sporco è delegato ai partiti. «Fate autocritica», urlava Nanni Moretti: lo stesso slogan che pende sui prigionieri politici. I girotondi sì che sono liberi. Emilio Fede è un servo di Berlusconi, ma Marco Travaglio non lo è di Carlo De Benedetti anche se figura nel suo libro paga, e Furio Colombo è un intellettuale tutto d’un pezzo e senza padroni anche se per anni, incidentalmente, ha curato gli affari della Fiat negli Stati Uniti. Giro girotondo, quant’è serio il mondo. Pancho Pardi si sgola a ripetere che il loro è un movimento allegro; invece sono tutti accigliati, totalmente assorbiti dalla grande missione di salvare l’Italia, perennemente depressi perché dopo la crisi della coppia si sono buscati anche quella del governo Prodi. Gli unici che hanno provato a farli ridere non sono Serena Dandini o Sabina Guzzanti, ma gli inventori delle sigle. Chi si ricorda il «Bo-bi» (boicottiamo il Biscione), il più fedele amico del girotondino? O la «giornata dell’os-te» (oscuriamo la televisione), con un brindisi al canone? È il massimo dell’ironia. Perché c’è poco da ridere. Loro devono proteggere nientemeno che la Costituzione. Manifestano con i sindacalisti e i professori, mettono il cappello sulla Rai, si strappano i capelli per la prematura dipartita dai teleschermi di Santoro, Biagi e Luttazzi. Ma se li va a trovare D'Alema, lo fischiano. Se Fassino li invita a prendersi qualche responsabilità, gli replicano stizziti che loro sono quelli che impongono la linea, sono il popolo incazzato. Come certi cuochi che dettano le ricette agli sguatteri ma non toccano mestolo, le mani in pasta no, quelle non ce le mettono. Hai visto mai che uno schizzo di sugo gli rovina il cachemire. Giro girotondo, quant’è ospitale il mondo. C'è proprio posto per tutti, anche per quelli che scoprono che il nemico in fondo non è poi così malvagio. Era il 2002 quando Ottavia Piccolo, Roberto Vecchioni, Gino Strada, Paolo Flores d’Arcais, Dario Fo, don Ciotti, Serena Dandini si presero per mano. Dai palazzacci erano passati alla Rai, poi alle fiaccolate nelle piazze, al Palavobis di Milano contro «il regime di menzogne e bugie», alle proteste davanti alle scuole minacciate dal pensiero unico berlusconiano e dalla riforma di Letizia Moratti, e davanti al Parlamento contro la legge Cirami. Prima non ci azzeccavano, adesso sì, eccome. La politica? Mai demonizzarla. La Rai? Per difenderla a dovere mettiamoci uno dei nostri, il paladino Orlando. Il Parlamento? Chiedete al compagno Pardi, ci si sta più comodi che sulle cattedre fiorentine di geologia. Il governo? Il compagno Di Pietro ci si avviterebbe per la vita eterna. La casta? Bisogna combatterla dal di dentro. Ed ecco la virata degli antipolitici, l’inversione a «U» in autostrada. L'abbraccio con il povero Veltroni per succhiargli un po’ di posti. L'idea delle liste civiche alle elezioni comunali, Grillo sindaco in mezza Italia. E adesso la pensata in grande, la vera svolta: lo sbarco a Bruxelles, nell'Europarlamento, proprio là dove si annida la morte nera. Lobby, sprechi, privilegi, vita dorata. Orribili porcherie. Ma il sacrificio s'impone, la politica non si guarisce più con i girotondi bensì con le liste bloccate, i simboli giusti, le candidature vincenti. Giro girotondo, quante capriole a questo mondo. Ritorna Berlusconi e zacchete, una bella manifestazione estiva a piazza Navona «in difesa della democrazia» costringe Veltroni a difendere invece il governo. Giro girotondo, casca il mondo, casca la terra, tutti giù per terra. No, qualcuno casca sul morbido: su una bella, ricca poltrona.