I no global di Bertinotti contro Cofferati

I deputati del Prc Caruso e Farina contestano il sindaco per la mancata autorizzazione del corteo antiproibizionista: «Così si nega un diritto elementare»

Claudia B. Solimei

da Bologna

L’autorizzazione non c’è, perché la Prefettura di Bologna anche nell’incontro di ieri non ha sciolto le riserve sulla «Street Rave Parade» antiproibizionista in programma il primo luglio con partenza da piazza Maggiore, ma ci saranno loro, con o senza il via libera ufficiale: insieme al movimento antiproibizionista di massa e ai ragazzi del centro sociale «Livello 57» che organizza da dieci anni l’evento, scenderanno in piazza due deputati di Rifondazione comunista, gli onorevoli no global Francesco Caruso e Daniele Farina, che è anche vicepresidente della commissione Giustizia della Camera.
Con loro anche il senatore dei Verdi Mauro Bulgarelli, il quale citando i suoi 52 anni di età ha lanciato al sindaco Sergio Cofferati, contrario alla manifestazione forte dell’appoggio dell’asse Ds-Margherita, una provocazione: «Si pensava che Bologna fosse un modello positivo. Io ho fumato, conosco gente che fuma, la mia generazione ha preso coscienza della questione delle droghe leggere, vorrei sapere quale sostanza hanno assunto i miei coetanei che governano la città». E alla domanda se sarà in piazza comunque, il senatore della Repubblica assicura: «Pacificamente, ma bisognerà disobbedire».
È d’accordo Farina, ex Leoncavallo: «Non si capisce perché la Prefettura dovrebbe dire di no, sarebbe inaccettabile. Nel Comune di Bologna c’è una lapide che ricorda la caduta del fascismo, se mi viene impedito di manifestare prenderò un megafono e parlerò ugualmente, anche per onorare questa lapide e come me molta altra gente». Stessa musica quella di Caruso, che chiama a raccolta tutta la galassia antagonista: «Sono rimasto allibito - ha detto durante l’incontro con la stampa organizzato nel cortile interno del palazzo comunale, sotto gli uffici del sindaco -. Si sta negando il diritto elementare di fare una manifestazione. È difficile comprendere quello che succede a Bologna, lo scontro è fomentato dalle istituzioni. Si tratterà a questo punto di organizzare una manifestazione per il diritto di parola che riguarderà, di conseguenza, il movimento a 360 gradi».
Ma per Cofferati, accusato di essere il mandante politico del «no» della Prefettura che, secondo i mediatori saliti ieri fino al palazzo del Governo, starebbe invece lavorando per trovare un’alternativa al divieto puro e semplice, non è finita: «Il Rave è una iniziativa contro la Fini-Giovanardi sulle droghe - accusa Farina -. Si stanno moltiplicando le iniziative dell’opposizione, e soprattutto dell’Udc, a favore della legge. In questo contesto negare la piazza su un tema che fa parte del programma dell’Unione sarebbe semplicemente inaccettabile».
La proposta che i tre parlamentari hanno perorato in Prefettura prevede un comizio in piazza Maggiore con «non più di cinquemila persone - spiega Rosario Picciolo del Livello 57 - ma questa non è una parata militare e non possiamo sapere con precisione quanta gente ci sarà», seguito da un corteo che utilizzerà dieci enormi tir sound-system soltanto una volta uscito dal centro cittadino. Poi il tutto finirà al Parco Nord, sede storica delle Feste dell’Unità bolognesi. All’incontro organizzato ieri dai tre parlamentari della sinistra radicale per attaccare l’ultima versione del Cofferati sindaco-proibizionista c’erano anche i consiglieri comunali di Verdi e Rifondazione, sempre più distanti dalla loro stessa maggioranza. «In città si respira un clima pericoloso - ammette uno di loro - ormai è solo una caccia a individuare il prossimo nemico». I parlamentari no global torneranno a Bologna domani per un nuovo faccia a faccia con i rappresentanti delle forze dell’ordine, preceduto oggi da un’assemblea del movimento antiproibizionista.
Perché l’attesa per il Rave comunque cresce, con tanto di countdown sul sito del centro sociale che accoglie i visitatori con un Cofferati in versione Pulp Fiction che invoca la giustizia di Dio. «Noi abbiamo fatto il possibile - si sfoga Picciolo -, riducendo l’impatto del corteo e il numero dei tir. E saremo in piazza».