I no global a Burlando: «Ci paghi l’affitto»

Paola Setti

da San Bartolomeo al Mare

E allora parliamone, di «ste belin di primarie». Don Gallo fa molto di più che sciogliere la riserva sulla sua candidatura, che nei giorni scorsi ha infervorato i centri sociali e, impresa ardua, unito l'Unione nella preoccupazione. Al raduno dei centri sociali del Nord Ovest di San Bartolomeo al Mare il prete di strada dice che lui voterà scheda bianca, alle primarie. A meno che, ovvio, un'improvvisa illuminazione non colga i partiti del centrosinistra, «che si sveglino se vogliono essere soggetti politico con una rappresentanza», e le lotte, quelle che dalla liberalizzazione della droga al ritiro delle truppe dall'Irak, non vengano messe nero su bianco sul programma. Perché «quando si parla di me si crea sempre il caso, ma io ho compiuto 77 anni e sono stanco». Nel dettaglio, stanco di «menarmela da solo con la questione della droga, che la mia comunità di San Benedetto al Porto ormai sembra un ospedale da campo». Stanco di lottare da solo, che certi punti del programma «vorrei un po' sentirli elencare anche da altri». Che poi, dice don Gallo che non è che nessuno gliel'abbia mai davvero chiesto ufficialmente, di candidarsi: «Quelli mica mandano inviti ufficiali, Casarini ti chiama e ti chiede se puoi richiamarlo che ha finito la scheda del cellulare». Risate, poi la vera storia: «Ci siamo visti a Napoli con Luca Casarini, Francesco Caruso e don Vitaliano della Sala. Abbiamo mangiato una pizza la sera, era buona ma nessuno ha parlato di primarie. E' stato la mattina, davanti al cappuccino, che hanno tirato fuori la cosa. Ora, il mio caffè non era nemmeno corretto (...)